"Diamo coraggio all'uomo del 2000"
La dottrina profetica della Chiesa sul Debito


Nella lettera "Tertio Millennio Adveniente", scritta nel 1994 in preparazione del Giubileo, Papa Giovanni Paolo II, al n.5, afferma: "Si deve anzi dire che l'impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il nostro, segnato da tanti conflitti e da intollerabili disuguaglianze sociali ed economiche, è un aspetto qualificante della preparazione e della celebrazione del Giubileo. Così, nello spirito del libro del Levitico (25, 8-28), i cristiani dovranno farsi voce di tutti i poveri del mondo, proponendo il Giubileo come un tempo opportuno per pensare, tra l'altro, ad una consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte nazioni".

paginone.jpg (29180 byte)Il tema è stato ripreso anche in occasione del messaggio per la giornata della Pace di quest'anno: "La questione del debito fa parte di un problema più vasto: quello del persistere della povertà, talvolta anche estrema, dell'emergere di nuove diseguaglianze che accompagnano il processo di globalizzazione... Simili contrasti sono un affronto alla dignità della persona umana. Non mancano certo i mezzi adeguati per eliminare la miseria, quali la promozione di consistenti investimenti sociali e produttivi da parte di tutte le istanze economiche mondiali". E' chiaro che il Papa affronta il tema sotto il profilo propriamente religioso e morale. Non gli compete formulare suggerimenti tecnici in ordine alle modalità con cui realizzare le riduzioni del debito o il suo condono, ma questo non significa che si sottragga alla complessità dei problemi. I vescovi riuniti per il Sinodo dell'Asia, nel documento finale, si sono così espressi sul problema della globalizzazione e debito internazionale: "La globalizzazione corrode i valori economici e culturali dei Paesi poveri. Coloro che producono ricchezza e le multinazionali distruggono i valori della famiglia. Come risposta pastorale la Chiesa dovrebbe rivolgere un appello, affinchè i debiti dei Paesi del Terzo Mondo vengano cancellati o ridotti nell'anno del Giubileo. Il processo di globalizzazione dimostra che un capitalismo senza solidarietà e senza giustizia è inaccettabile; la Chiesa ha il dovere di contribuire alla formazione di società giuste grazie alla sua dottrina sociale".
Al Sinodo dei vescovi delle Americhe il cardinale Augusto Vargas Alzamora, peruviano, ha svolto uno degli interventi più lucidi sul Debito Estero. Ha tra l'altro affermato: "Molto spesso, soprattutto al tempo dei "petrodollari", quando la liquidità era tanta, governi e banche dei Paesi ricchi hanno fatto prestiti senza controllare come venivano spesi. Qualche amministratore, inoltre, pur di collocare i crediti dava laute mance ai funzionari dei governi debitori, cos incrementavano la corruzione. Adesso i creditori pensano soltanto a riscuotere gli interessi, per pagare i quali i Paesi debitori devono ricorrere a nuovi prestiti, che finiscono in conto capitale, con un meccanismo che assomiglia in tutto all'usura. Questo è ingiusto e asfissia ancora di più popoli già poveri".
Anche la Chiesa italiana si è mossa, con i vescovi in prima fila per sollecitare interventi concreti. L'équipe dell'Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese ha proposto di progettare e realizzare un'iniziativa concreta della Chiesa italiana a favore della remissione del passivo internazionale che grava sui Paesi pi poveri. C'è infatti la disponibilità di diversi organismi del settore a costituire un comitato ecclesiale che si occupi di questa iniziativa. "Siamo ancora nella fase embrionale del progetto - afferma il direttore dell'Ufficio Cei, monsignor Giuseppe Andreozzi - ma quello che più preme è promuovere un impegno della Chiesa italiana nella sfera educativa, perchè la questione del debito estero non sia avvertita come estranea alle comunit ecclesiali o riservata a pochi addetti ai lavori". Intanto già nei mesi scorsi si sono registrati in Italia numerosi appelli per la remissione del debito, da parte della Caritas e di singoli vescovi.
Da tempo è stato costituito a Roma il "Comitato ecclesiale per il condono del debito internazionale dei Paesi poveri". L'iniziativa, promossa dalla CEI, attraverso l'Ufficio per la Cooperazione missionaria, pone la Chiesa al fianco di numerose forze cattoliche e laiche che promuovono in Italia una campagna per la cancellazione del debito estero dei Paesi poveri.
Un anno fa la CIMI (Conferenza Istituti Missionari Italiani) aveva lanciato un appello in vista del Giubileo: "Per il Giubileo del 2000 liberiamo i Paesi poveri dai debiti". L'appello stato raccolto da migliaia di firme, consegnate al Presidente del Consiglio. La CIMI ha poi deciso di collegarsi alle organizzazioni non governative che hanno dato il via al "Forum sul debito".
L'iniziativa del mondo missionario sta così confluendo nella "Campagna sdebitarsi", coordinata da Movimondo. Con queste iniziative, anche l'opinione pubblica italiana, avverte l'ingiustizia e l'insostenibilità del debito dei Paesi poveri, perchè provoca profonde crisi sociali e sospinge ad avventurose migrazioni.


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