| HA PORTATO MARIA IN TERRA
MUSULMANA Come una galea luminosa, nel buio
Quando p. Spinabelli salì a Bukittinggi per organizzarvi quella che noi chiameremmo "parrocchia", la popolazione di quella cittadina ignorava quale tesoro stava per ricevere. Racchiusa come una perla tra i monti che circondano il vasto altipiano, attraversato dalla strada che porta al centro dellisola, Bukittinggi, a mille metri sul mare, gode dun clima e duna fertilità invidiabili: orti e risaie che sembrano giardini; costruzioni dai tipici tetti che richiamano le corna del bufalo, che qui chiamano kerbau. Due vulcani la sovrastano: uno attivo ed uno spento. La città è abitata dal fiero popolo Minangkabau ("la gente del bufalo vittorioso"), in stragrande maggioranza composta da musulmani molto convinti, che non guardano con simpatia i cristiani. Il gregge di p. Spinabelli era costituito da poche decine di cattolici, di razza cinese o giavanese, sparsi in una regione che contava allora 350 mila abitanti. Possiamo tranquillamente affermare che in quel periodo della sua vita missionaria p. Spinabelli non fu un navigatore solitario, ma certamente un apripista. Il suo metodo fu subito e sempre il continuo contatto con la gente: missione non è insegnamento, ma comunicazione e, soprattutto, testimonianza. Le parole spesso non dicono nulla, girano a vuoto come il mulino della preghiera usato dai tibetani. Padre Pietro visitava i villaggi, entrava nelle case, e là trovava cristiani da incoraggiare e pagani da illuminare. La sua discrezione, le sue premure per aiutare, senza preferenze, ogni bisognoso conquistavano gli animi. Pur proponendo la verità del Vangelo senza raffinati ragionamenti, suscitava simpatie e adesioni. Anche qui era soprattutto lesempio che portava alla conversione. La gente, se non ha gli occhi chiusi, capisce presto che il missionario non è né un colono né un mercante venuto a cercare vantaggi, né il propagandista che racconta bugie. Nel frattempo nel cuore di p. Spinabelli andava prendendo forma un grande sogno: trasformare la bella chiesa di Bukittinggi, costruita dai missionari olandesi, in un santuario mariano, che avrebbe attratto alla Madonna gli abitanti dellintera regione. La devozione a Maria aveva sempre occupato un posto privilegiato nella vita interiore del pastore di Capriglio. Avviò il suo progetto con due iniziative: anzitutto assicurandosi il permesso e il sostegno del prefetto apostolico, mons. De Martino; e poi chiedendo laiuto economico a parenti e amici in Italia. Dietro laltare maggiore della chiesa venne sfondato il muro, ricavandone una nicchia che fu presto occupata da una bella statua di legno arrivata da Ortisei. Il 15 agosto 1954, festa dellAssunta, mons. De Martino, alla presenza di vari missionari e duna folla che straripava dalla chiesa, occupando i vasti piazzali che la circondavano, celebrò la messa solenne conclusa con la processione: per la prima volta nella lunga storia della fiera città Minangkabau ai cristiani fu eccezionalmente permesso di sfilare per le vie con canti e preghiere, accompagnando la statua della Madonna. La folla dei musulmani, che si accalcava lungo le strade, sembrava non credere ai propri occhi. Ma il commento più insistente era: "Ma guarda quantè bella Mamma Maria!". Nel dicembre di quello stesso anno p. Pietro scriveva ai suoi benefattori in Italia: "Oggi è l8 dicembre del 1954, anno dedicato dal Papa a Maria. Penso alle vostre chiese affollate per la festa della Madonna. Qui in Indonesia invece è un giorno come gli altri; i nostri cristiani sono ancora pochi. Che pena vedere come è piccolo il loro numero. Noi missionari vogliamo che essi diventino presto un esercito: per questa grande, difficile impresa abbiamo impegnato la Madonna, erigendo un santuario in questa terra musulmana. Siamo certi che esso diventerà un centro di luce, un trono di grazia per questa gente". Una sorprendente tradizione Lanno
successivo iniziò a Bukittinggi una tradizione che dura tuttoggi: preceduta dalla
novena, la festa di Santa Maria di Fatima, patrona della parrocchia, viene celebrata nella
prima domenica di ottobre. Innumerevoli pellegrini si recano al santuario con ogni mezzo:
tra loro anche buddhisti e musulmani. p. Ettore Fasolini |