IL PASTORE DEL MONTE CAIO
Dalla Cina allIndonesia: padre
Pietro Spinabelli
Pietro Spinabelli era nato
nel 1902, a Capriglio, una manciata di case raccolte alle pendici del Monte Caio, in
provincia di Parma. La gente di montagna si accontentava di poco; un piccolo orto, il
pollaio, qualche pecora e un paio di mucche, rappresentavano tutte le loro risorse. Il
piccolo Pietro lasciò presto il suo gregge e il paesello per entrare nel Seminario
diocesano di Berceto: voleva diventare prete. Ma ben presto una
vocazione più grande gli fiorì in cuore: partire per le missioni doltremare. Lo
accolse a Parma mons.Conforti, nellIstituto Saveriano che forgiava gli apostoli per
la lontana Cina. Padre Pietro venne ordinato prete nel Sabato Santo del 1929. Ma il sogno
della partenza sarebbe durato a lungo prima di tradursi in realtà: i Superiori stimarono
più utile la sua presenza nelle Case di formazione in Italia, piuttosto che il suo
apostolato diretto in Cina.
Trascorsero così parecchi anni. Pietro era un figlio obbediente,
lavorava con impegno e non si sarebbe mai sognato di lamentarsi, e tanto meno ribellarsi
alla volontà dei Superiori. Solo quasi 20 anni dopo la sua ordinazione sacerdotale,
consigliato anche da alcuni amici, ebbe il coraggio di prendere carta e penna, e scrivere
al Superiore Generale: "Viaggio ormai verso i 50 anni. Sapendo che in questi giorni
si sta decidendo la sorte di molti di noi, oso esprimere ancora una volta il mio desiderio
di partire per la Cina, sperando, con laiuto di Dio, di poter servire a qualche
cosa!".
Questa volta la sua richiesta venne accolta. Con altri tre
confratelli, il 12 dicembre 1947 lasciò lItalia diretto in Cina. Partirono in
aereo, da Roma: era il primo gruppo di Saveriani che non utilizzava la nave per il
viaggio. Un viaggio con molti scali, dal momento che in quel tempo per i voli
intercontinentali gli aerei non volavano di notte: Bassora, Calcutta, Bangkok, Hong Kong,
Shanghai, furono le tappe di quel viaggio interminabile. Raggiunsero Pechino alcuni giorni
prima di Natale. Lì i quattro trovarono un gruppetto di confratelli impegnati nello
studio del cinese, una lingua ostica, che richiedeva anni di pratica prima di poter essere
usata con discreta familiarità.
Solo un anno dopo p. Pietro lasciò Pechino per raggiungere la
missione di Tsing Kiang, nella regione del Kian-si, al sud della Cina. Ma già la Bufera
rossa stava per travolgere ogni cosa: sceso dal nord, lesercito di Mao Tse Dong
stava completando la sua conquista. Lattività di p. Spinabelli in Cina ebbe breve
durata: nel gennaio del 1951, con il compagno p.Angelo Scaglia, venne espulso e raggiunse
altri confratelli già rifugiatisi ad Hong Kong. Una parte di loro, con la salute assai
compromessa da mesi di carcere e battiture, venne richiamata in Italia. Ma un buon gruppo
di Saveriani non ne volle sapere di rimpatriare: alcuni partirono per il Giappone, altri
per il Bangladesh e lIndonesia. Di questo piccolo gruppo (otto) faceva parte p.
Pietro Spinabelli. Con la nave inglese "Corfù", nel luglio del 1951,
raggiunsero le coste orientali dellisola di Sumatra, Indonesia.
A quasi 50 anni p. Pietro iniziava così una nuova avventura, che
durerà per altri 40 anni. Descrivere lattività, lo zelo, la simpatia e
lamore che hanno intessuto lordito di tutti gli anni trascorsi in Indonesia
richiederebbe un numero spropositato di pagine. Pastore buono e fedele, p.Spinabelli non
ha lasciato alcun testamento spirituale, come non ha mai pensato di tracciare programmi
che indicassero come "convertire" gli indonesiani. Lui, montanaro del Caio,
discreto e infaticabile, ha continuato a seminare la Parola e le opere buone, lasciando al
Signore il compito di far fruttificare la preziosa semente. Il suo funerale, celebrato a
Padang, fu più un trionfo che una mesta cerimonia: cristiani, buddisti, musulmani, fecero
a gara per celebrare lultimo viaggio del "padre santo e misericordioso".
Ora la sua salma riposa nel piccolo cimitero che accoglie i Saveriani
dietro la loro casa a Padang, ricco di fiori e di preghiere. Dicono gli scienziati che la
luce di certe stelle dura ancora a lungo, dopo la loro scomparsa. Per chi la guarda con
gli occhi dellamore e della riconoscenza quella luce non si spegnerà più.
p. Ettore Fasolini |