SOPRAVVIVERE NEL FAR WEST SUDAMERICANO
Dove l’economia è in ginocchio,
la popolazione soffre stretta tra due fuochi

  Nel Paese più violento del mondo – 35 mila morti ammazzati ogni anno - su una popolazione di 40 milioni di persone, dove sequestri, attentati, assalti a mano armata sono una realtà quotidiana e diffusa, la gente più che altro sopravvive e spera solo che non arrivi il peggio. Padre Fiorenzo Seveso, missionario della Consolata e padre Leonardo Raffaini, Saveriano, in Colombia rispettivamente da 30 e 15 anni, condividono questa speranza e spiegano perché è così difficile arrivare ad una effettiva pacificazione in un Paese che "vanta" la guerriglia più antica dell’America Latina, 40 anni di scontri ininterrotti che sono andati solo in crescendo.
   "Anche nel territorio della nostra parrocchia, a Bucuramanga, nel nord del Paese – spiega p. Seveso – sebbene molto lontano e più tranquillo gli assalti a mano armata sono la norma. In molti casi si tratta di violenza comune, spesso ad opera di giovani che vi ricorrono per motivi di sopravvivenza ed anche grazie al fatto che le armi circolano con grande libertà. Si è instaurato un circolo vizioso.
La violenza ha generato insicurezza e povertà, che a loro volta non fanno che generare violenza. La guerriglia distrugge ponti, strade, oleodotti, tralicci, mettendo l’economia in ginocchio perché le multinazionali se ne vanno e nessuno investe più". E poi ci sono i costi vivi di queste milizie, regolari e non. La popolazione si ritrova a dover sostenere l’esercito (direttamente, con le tasse), mentre la guerriglia e le opposte forze paramilitari si finanziano con altri mezzi. La prima impone un pizzo, da versare per essere lasciati in pace, le seconde sono sostanzialmente al soldo dei ceti ricchi che, di fronte all’avanzata delle Forze Rivoluzionarie, hanno ingaggiato squadre mercenarie che ormai sono un vero e proprio esercito: oltre 10 mila unità.
  "L’ultima ondata di crisi economica – sottolinea p. Leonardo, che attualmente si trova a Santa Fè di Bogotà – ha infierito di più sui ceti medi, mentre per i poveri non è cambiato molto, sotto il profilo del sostentamento. Di certo le condizioni di sicurezza sono precarie per tutti, per cui ci sono milioni di sfollati dalle campagne verso le periferie delle città, e anche questi sono nuovi poveri. Perché la gente fugge dai paesi è presto detto. Oltre a trovarsi in mezzo a scontri e ad attentati, la popolazione vive terribili angherie: guerriglieri e paramilitari, ogni volta che occupano una cittadina, pretendono l’aiuto di chi ci vive. Poi, quando la zona passa di mano, l’occupante di turno si rivale su chi quell’aiuto ha dovuto dare e ora è diventato un alleato del nemico. Non sono meno lievi i mezzi di arruolamento. Se molti giovani entrano volontariamente nell’esercito, polizia e squadre paramilitari solo per avere uno stipendio, le forze rivoluzionarie non di rado procedono ad ingaggi forzati, sotto la minaccia delle armi, dei ragazzi in interi villaggi".
  "La popolazione di fatto sta vivendo le conseguenze di una guerra civile pluridecennale – dice p. Seveso. – Il futuro è ancora incerto, perché nessuno, né l’esercito né la guerriglia possono, e forse neppure vogliono, vincere questa battaglia con la forza.".
   "La popolazione è stretta tra più fuochi – dicono i due religiosi – ed è quella che ci rimette di più".

Federica Ghiselli