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ARMONIZZARE FEDE E VITA
Il
Cardinale Julius di Jakarta:
"La fede non è abbigliamento!"
p.
Franco Qualizza,
superiore dei saveriani
in Indonesia
Già dal 1998, dalla caduta del regime di Suharto, la gente d'Indonesia
si augura che ci sia meno corruzione, meno oppressione dei diritti
umani, più ricerca della giustizia, più rispetto della libertà e della
dignità umana.
Si sperava che la decentralizzazione del potere alle regioni e la
valorizzazione dei gruppi etnici, sociali e religiosi diventasse il
toccasana per tutti i mali sociali. Invece, purtroppo finora questo
processo non è riuscito. Non solo non c'è stato il desiderato risanamento
sociale, ma spesso i mali che erano al centro si sono divulgati anche
altrove!
Noi stessi ci poniamo questa domanda: in una società
che vive in questo circolo vizioso, quale via deve intraprendere la
Chiesa?
L'omelia del cardinale
Il cardinale Julius, vescovo di Jakarta, nell'omelia
per l'ordinazione sacerdotale del saveriano indonesiano Joanes La
Nike (il 3 novembre scorso), ha così affermato:
"Stiamo assistendo all'opera del Grande Tentatore, che cerca
in tutti i modi di separare la fede dalla vita. Le nostre chiese sono
piene di fedeli, si fanno tanti matrimoni e battesimi, le novene e
i pellegrinaggi sono ben frequentati. Noi ne siamo orgogliosi e consideriamo
queste cose come segni di una fervente vita cristiana.
Ma domandiamoci: come è il comportamento dei cristiani fuori di chiesa?
C'è onestà nel lavoro? C'è rispetto dell'altro, della sua cultura,
della sua religione? C'è rispetto della vita e della natura? Sembra
che la vita concreta di ogni giorno e le pratiche religiose - osservava
il cardinale - viaggino su binari diversi; non si influenzino a vicenda;
non si incontrino.
Ci sono cristiani praticanti che si fanno strada mediante
corruzione ed imbrogli; la corsa al successo, anche tramite la falsità,
si trasmette anche alla generazione dei giovani. Quale genitore è
capace di rimproverare un figlio per aver copiato un compito in classe,
se copiandolo è stato promosso?... Pur di riuscire nei propri intenti
tutto è ritenuto lecito, giustificando anche le ingiustizie e gli
atti atroci contro la vita umana.
E' necessario - concludeva il cardinale - che la fede non serva solo
come abbigliamento alla persona, ma intacchi la persona in profondità
e trasformi la sua cultura. E' un processo lento ma necessario. Ed
avviene mediante un confronto sincero della vita pratica con i valori
evangelici, fatto nel suo laboratorio naturale, cioè nella famiglia
e nella comunità di base".
Dignità sociale e una chiesa umile
Come missionario, cosa posso augurare alla nostra gente
e alla nostra chiesa?
Il mio augurio è che anche qui in Indonesia, si possano perseguire
e raggiungere gli ideali di giustizia, di rispetto della dignità umana
ed anche di benessere economico, che sono tanto necessari in questa
nostra società. Imboccando però la strada giusta, cioè: apprezzando,
vivendo e trasmettendo i valori umani e religiosi, sopratutto tramite
la famiglia e le comunità di base.
Le nostre comunità cristiane devono essere le prime ad
incominciare e dare il buon esempio. Ma bisogna che anche la chiesa
stessa eviti le suggestioni del Grande Tentatore. Una chiesa dall'aspetto
trionfale è, di fatto, sradicata dalla vera realtà della vita umana;
si atrofizza; perde di vitalità e di significato.
Mi auguro che noi missionari, innanzi tutto, sappiamo
fare nostro il programma della chiesa locale, arricchendolo con la
dimensione missionaria che è propria del nostro carisma. Mi auguro
cioè che nelle nostre attività di evangelizzazione e di guida delle
giovani comunità cristiane a noi affidate, sappiamo seguire il modello
della Parola che si incarna. Non possiamo accontentarci degli aspetti
religiosi esteriori; dobbiamo piuttosto inserirci ed influenzare,
con la testimonianza dei valori evangelici, la vita e la cultura della
gente nei suoi aspetti più profondi.
La condizione ideale per crescere
Ho anche un altro desiderio per noi, saveriani
in Indonesia. Qui noi abbiamo la fortuna di svolgere la nostra attività
missionaria in tre settori: l'animazione missionaria e vocazionale,
la formazione, il primo annuncio e la guida delle giovani comunità
cristiane. E' evidente che queste tre dimensioni non sono staccate,
ma intimamente collegate tra loro.
Con questi tre tipi di attività la nostra missione può
essere paragonata ad una pianta che gode delle condizioni ideali per
la crescita: con l'animazione vocazionale, affonda le radici nel suolo
indonesiano; con la formazione, ne cura la crescita e lo sviluppo;
infine, mediante le attività di evangelizzazione, dentro e fuori l'Indonesia,
la missione produce frutti per il Regno.
L'augurio è che noi sappiamo integrare queste attività
in modo tale che esse possano sostenersi e rafforzarsi a vicenda e
possano crescere armoniosamente, mediante una adeguata programmazione.
E' quello che cercheremo di fare in vista della nostro prossimo appuntamento
importante: il Capitolo dei saveriani indonesiani che si terrà nel
mese di maggio.
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