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"RISPETTATE GLI IMPEGNI PRESI"
La
finanziaria 2003: i poveri aspettino!
C'è da preoccuparsi! Sanatorie, condoni, perdoni per gli italiani;
i poveri del mondo, invece, possono aspettare. Nella finanziaria 2003
del governo italiano si volevano sospendere le norme per la remissione
del debito estero dei paesi poveri. In pratica, invece di cancellare
il debito, la nuova finanziaria avrebbe cancellato gli impegni che
il governo aveva preso con la legge 209 del luglio 2000, vincolando
ogni eventuale cancellazione alle "esigenze di finanza pubblica
italiana".
Fortunatamente, con l'emendamento del senatore Ivo Taralli,
la legge 290 è stata salvata, ma è stato eliminato il riferimento
importante ai tempi di cancellazione. L'Italia si era impegnata a
cancellare fino a 12.000 miliardi di lire - circa 6 miliardi di euro
- di debito entro giugno 2004. C'è ora il rischio reale che le cancellazioni
promesse vengano rallentate o posticipate.
Non è giusto rimangiarsi la parola data. Il Papa, nel
Messaggio per la Giornata della Pace 2003, richiama: "Tutti gli
impegni presi devono essere rispettati; specialmente gli impegni presi
verso i poveri".
Si tenga presente che l'Italia ha finora cancellato,
in tutto o in parte, appena 861 milioni di euro a 9 paesi, in gran
parte africani. C'è ancora molta strada da fare. Vale la pena ricordare
il titolo della video preparata dai missionari saveriani su questo
grave problema: "Siamo in debito. I paesi poveri nella trappola
del debito".
Un
Euro per l'Africa: la nuova tassa del 2003
Da marzo, insieme alla bolletta di luce, acqua, gas e telefono, arriverà
a casa anche una bolletta speciale: la bolletta per l'Africa. Un bollettino
speciale per finanziare alcuni progetti di sviluppo nel continente
africano. Lo ha annunciato recentemente il consigliere Alberto Nichelini,
assicurando che gli italiani saranno sensibilizzati attraverso una
grande campagna di informazione su Tv, radio e giornali.
Si tratta del "Piano azione - Africa", una
delle iniziative del più vasto programma di governo per aumentare
il sostegno ai paesi in via di sviluppo, che attualmente è al suo
minimo storico e che dovrebbe arrivare allo 0,33 % del Pil entro il
2006.
L'iniziativa italiana fa parte della nuova politica scaturita
dalla Conferenza internazionale di Monterrey sul tema "Finanziamenti
per lo Sviluppo" (patrocinata dal Fondo monetario internazionale,
dall'Organizzazione mondiale del Commercio ed altre agenzie dell'Onu).
Si vuole rafforzare la cooperazione economica internazionale, coinvolgendo
enti pubblici e privati dei settori di finanza, imprenditoria e commercio,
per favorire lo sviluppo dei paesi poveri.
I cittadini potranno contribuire versando da un euro
in su. Evidentemente, anche le grandi imprese di pubblica utilità
(Eni, Italgas, Enel, Telecom eccetera) destineranno una quota della
bolletta ai progetti di sviluppo (sempre pagata dagli utenti).
Un
Euro per l'Africa: dove andrà a finire?
L'iniziativa ha l'apparenza di una benefica raccolta di fondi. Ma
dove andrà a finire l'Euro per l'Africa? A quale sviluppo mira? Sviluppo
di che cosa? Sviluppo di chi?
Sorge il solito "legittimo
sospetto" che le grandi imprese di pubblica utilità non siano
del tutto disinteressate.
L'Eni, ad esempio, è il maggiore estrattore e produttore
di petrolio nella repubblica del Congo - Brazzaville, attraverso Agip
Congo S.A. L'Eni è operatore di tutte le maggiori concessioni dei
giacimenti in Congo. Nel primo semestre del 2002, ha prodotto la media
di 83.000 barili di olio il giorno. Nel novembre scorso, l'Eni ha
annunciato di aver scoperto nuovi giacimenti di petrolio a oltre 2.730
metri di profondità nell'oceano di fronte al Congo e di avere già
fatto le perforazioni.
Evidentemente, l'Eni si impegna anche in opere di sviluppo.
In dicembre è stata inaugurata in Congo la Centrale termoelettrica
di Djeno, alimentata dal gas prodotto insieme al petrolio estratto
dai giacimenti a 65 chilometri dalla costa. La Centrale è stata costruita
in 13 mesi da Eni e Chevron Texaco, con l'investimento di 32 milioni
di dollari.
Tutto questo è l'Eni's way! Sfruttamento delle risorse
e grandi opere di sviluppo: lo stile dell'Eni che fa tanto discutere.
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