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Bisogna voltare paginapagina a cura di DIEGO PIOVANI SUD/NORD NOTIZIE
Segni meno... l Ciad / 1: il petrolio incendia. Il Ciad ha sul suo territorio un grande complesso petrolifero che comprende anche un oleodotto lungo oltre mille chilometri; il petrolio scorre attraverso il Camerun fino alla costa atlantica. Pozzi e oleodotto sono in concessione a un consorzio petrolifero estero. Lo sfruttamento dei pozzi petroliferi del Ciad, però, ha portato a un accordo unico nel suo genere. Il governo ciadiano, infatti, ha approvato una legge che affida il 95% del denaro pagato dalle compagnie petrolifere per l'estrazione a un comitato internazionale in cui sono rappresentate la Banca mondiale e Ong internazionali. La legge prevede che il 72% della somma sia investita in progetti di “riduzione della povertà” (agricoltura, casa, sanità, istruzione, ecc), il 10% in un fondo per le “generazioni future”, il resto diviso tra il governo locale della regione dei pozzi petroliferi e lo stato centrale. Il governo ha ora annunciato una nuova legge sull'uso dei soldi del petrolio. Il fondo per le future generazioni è abolito, la spesa militare è diventata prioritaria e la percentuale a disposizione diretta del governo sale al 30%. La Banca Mondiale ha reagito annunciando la sospensione dei prestiti al Ciad e ha aggiunto che il Fondo monetario internazionale e altri donatori dovranno prendere le loro decisioni. Nonostante forti pressioni contrarie, il presidente Idris Deby il 12 gennaio scorso ha ratificato la nuova legge del parlamento. l Ciad / 2: nuova guerra? Il Ciad ospita migliaia di profughi provenienti dal vicino Darfur e ha accusato il governo sudanese di aver diretto alcuni attacchi da parte dei ribelli ciadiani contro la città di Adre, al confine con il Sudan. Il governo considera il Paese in stato di belligeranza: “la popolazione è esortata a mobilitarsi contro l'aggressione sudanese”. Ciad e Camerun, fino a questo momento, sono tra i pochi stati africani a non essere coinvolti in guerre e scontri. Sarebbe davvero drammatico se in quest'area si aprisse un altro conflitto. Intanto, l'Onu segnala che in Darfur quasi la metà dei bambini non riescono a ricevere gli aiuti indispensabili per la loro sopravvivenza. Sono malnutriti e vittime di violenze. L'incerta situazione di questa regione del Sudan impedisce l'arrivo dei convogli umanitari. Il Ciad è il quinto paese più povero al mondo. ... e segni più l Cresce la democrazia. Secondo il rapporto annuale dell'organizzazione americana in difesa dei diritti umani, nel 2005 è aumentato il clima democratico nel mondo. È stata promossa l'Africa e in particolare Burundi, Liberia e Centroafrica, che hanno rispettato le regole della trasparenza elettorale. Si esprime preoccupazione, invece, per le difficoltà che l'integrazione degli immigrati incontra in vari Paesi europei. Secondo il direttore della “Freedom House” questi dati sono incoraggianti: “anche se il 2005 è stato un anno difficile per terrorismo, pulizia etnica, guerre e catastrofi naturali, è impressionante come la libertà abbia potuto prosperare in questo clima”. l Congo: approvata la Costituzione. Il referendum per l'approvazione della nuova Costituzione ha visto la vittoria dei “sì”. Ora si prevede l'adozione di una legge elettorale che consenta lo svolgimento di elezioni politiche entro il 30 giugno 2006. La nuova Costituzione istituisce un regime semipresidenziale con un ampio decentramento amministrativo, in un Paese dove vivono oltre 50 milioni di persone su un territorio pari a otto volte l'Italia. Un'altra novità importante è l'introduzione della parità tra uomo e donna nelle istituzioni; le violenze sessuali saranno considerate crimini contro l'umanità. l Debito quasi cancellato. Mentre il sesto vertice dei 149 Paesi dell'Organizzazione mondiale del commercio si è concluso a Hong Kong con un compromesso dell'ultimo minuto che rimanda al 2013 la fine dei sussidi agricoli e di altre barriere commerciali, il Fondo monetario internazionale ha confermato la cancellazione del debito di 19 Paesi tra i più poveri al mondo. Dopo mesi di negoziati tecnici e intoppi burocratici, l'Fmi ha dato il via libera al piano di alleggerimento del debito dei Paesi più poveri stabilito dal G8 lo scorso luglio. I Paesi beneficiari sono soprattutto africani.
MISSIONI NOTIZIE
A piccoli passi l Cina: libertà vigilata. Il vescovo di Hong Kong, mons. Joseph Zen, in un'intervista ha dichiarato che in Cina continua ad esserci un giogo pesante. Il governo comunista vuole controllare tutto, non solo le strutture, ma anche la mente e il cuore dei cittadini. Mons. Zen, però, è fiducioso ed è convinto che i cattolici stanno conquistando lentamente alcuni spazi di libertà. Dopo tanti anni di separazione forzata, la chiesa cattolica è più vicina all'unità”. Anche i vescovi della chiesa ufficiale oggi si preoccupano di avere la nomina della Santa Sede. Sulle relazioni diplomatiche tra Vaticano e Pechino mons. Zen non vede un'intesa dietro l'angolo. Il governo cinese concederà davvero la libertà religiosa ai cristiani? Gravi “incidenti” si ripetono ancora. Prima di Natale, un gruppo di 48 sacerdoti e suore è stato picchiato dopo aver dimostrato contro la requisizione di edifici appartenenti alla chiesa. l Protocollo firmato. La Santa Sede ha aderito al “Protocollo sui residui bellici inesplosi”. “Nonostante si auspicasse una maggiore incisività - si legge nella dichiarazione - l'adozione di questo strumento rappresenta un mezzo importante per il controllo delle armi per ragioni umanitarie, in grado di richiamare gli Stati alla loro responsabilità per i residui bellici inesplosi e per i danni da essi causati”. Questo è il secondo Trattato internazionale a cui il Vaticano aderisce, dopo quello che mette al bando le mine antipersona. l Egitto: un po' meglio. Con un decreto il presidente Mubarak ha velocizzato la procedura per il restauro degli edifici di culto. Prima ogni decisione era a discrezione del solo capo dello Stato. Ora gli amministratori locali potranno decidere autonomamente in materia. In Egitto, esistono al momento 3000 chiese per gli otto milioni di cristiani. Il loro numero è in aumento, grazie anche alla loro credibilità, moderazione e buona condotta. Il nunzio, mons. Brogi, precisa: “Con questo provvedimento, si potrà demolire una chiesa fatiscente e rimetterla in piedi. Per edificare nuove chiese rimane sempre l'obbligo di ottenere un decreto del capo dello Stato”. Pellegrini a Milano l La fiducia a porte aperte. Il nuovo priore della comunità di Taizé, Frère Aloïs, al termine del 28° Pellegrinaggio di fiducia sulla terra , ha definito l'accoglienza di Milano “un segno chiaro del vangelo”. La città ha aperto le porte di quindicimila famiglie e di 500 parrocchie per accogliere le migliaia di giovani di tutta Europa. Nella meditazione dell'ultima sera, il priore ha sottolineato l'importanza della preghiera, come forza per testimoniare la fede ogni giorno senza chiudersi agli altri. “Pregare non ci isola, anzi ci impegna; ci invita a prendere coscienza delle situazioni difficili intorno a noi, anche di quelle che sembrano troppo complesse. E anche se non riusciamo a esprimere con le parole quello che abbiamo dentro, il silenzio è già l'espressione di un'apertura a Dio”. Trovare tanti giovani in preghiera riuniti proprio l'ultimo giorno dell'anno è stata una bella sorpresa, anche per i milanesi! Una storia speciale Premiata mamma di Beslan. “Per la determinazione con cui ricerca la verità in nome dei bambini e dei cittadini che hanno perso la vita nella strage di Beslan; per il coraggio con cui grida alle autorità il suo desiderio di giustizia”. Con questa motivazione, è stato consegnato a Susanna Dudiyeva il premio Alta Qualità promosso da una famosa azienda bolognese. Il 1° settembre 2004 un gruppo di terroristi ha fatto irruzione nella scuola di Beslan, in Russia, dove si festeggiava il primo giorno di scuola e dove erano presenti 1.200 persone, la maggior parte bambini. Il giorno dopo sono intervenute le teste di cuoio russe. Il bilancio è stato di 360 morti, di cui 186 bambini. Dopo la strage, è sorto il comitato delle madri di Beslan; Susanna ne è la presidente. Durante l'assedio ha perso il figlio tredicenne e da allora non ha mai smesso di combattere per ottenere giustizia. Ha svolto indagini private e si dichiara pronta ad andare fino in fondo per capire chi siano stati i veri responsabili della strage. Susanna è tra le 15 donne che hanno occupato la Corte suprema russa durante il processo all'unico terrorista rimasto in vita, per chiedere lo stato d'accusa degli ufficiali governativi che potrebbero essere coinvolti nella responsabilità del massacro. Il comitato delle madri, inoltre, ha avviato una petizione ai governi stranieri per chiedere asilo politico insieme alle loro famiglie. La Dudiyeva, ricevuta a Bologna, ha donato al Comune una scultura, riproduzione del monumento che si trova nel cimitero dove sono sepolte le vittime della strage.
MESSAGGI DALLE CHIESE VERITÀ E PACE, PER DARE SPERANZABENEDETTO XVI
Pubblichiamo una parte del discorso di Benedetto XVI al corpo diplomatico accreditato presso il Vaticano, il 9 gennaio 2006. La pace, lo constatiamo con dolore, resta in molte parti del mondo impedita, ferita o minacciata. Guardando alla situazione del mondo di oggi si possono notare accanto a funesti scenari di conflitti bellici, sforzi coraggiosi e tenaci di tanti uomini e di tante istituzioni in favore della pace. L'impegno per la verità è l'anima della giustizia . Anche nei rapporti internazionali la ricerca della verità riesce a individuare le diversità, le relative esigenze e quindi anche i limiti da rispettare nella tutela di ogni legittimo interesse delle parti. Quando la diversità e l'uguaglianza sono riconosciute, allora i problemi possono risolversi, i dissidi ricomporsi secondo giustizia; sono possibili intese profonde e durevoli. L'impegno per la pace apre a nuove speranze . Non si può dire pace, là dove l'uomo non ha nemmeno l'indispensabile per vivere in dignità. Penso alle popolazioni che soffrono la fame. Non è pace, la loro, anche se non sono in guerra: della guerra, anzi, esse sono vittime inermi. Alla mente si affacciano anche le immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati, in diverse parti del mondo, raccolti in condizioni di fortuna, per scampare a sorte peggiore, ma di tutto bisognosi. Non sono questi essere umani nostri fratelli e sorelle? Non sono i loro bambini venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicità degli altri? Nessuno degli Stati prosperi si sottragga alle proprie responsabilità e al dovere di aiuto. Meno della metà delle immense somme globalmente destinate agli armamenti sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente dall'indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne è interpellata. Alle popolazioni che vivono sotto la soglia di povertà, più a causa di situazioni dipendenti dai rapporti internazionali politici, commerciali e culturali, che non a motivo di circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno nella verità può e deve dare nuova speranza.
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