Campagna "banche armate"
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Campagna: le "banche armate"


ANCORA ARMI ITALIANE A PAESI POVERI, IN CONFLITTO
E CHE VIOLANO I DIRITTI UMANI

CHIARA BONAIUTI (Ires Toscana)

Secondo il Rapporto Sipri di Stoccolma,  nel 2000 l’Italia si colloca al nono posto tra i principali paesi esportatori di materiale bellico. E nonostante l'esplicito divieto imposto dalla legge 185/90, il 70% delle esportazioni di armi italiane è verso Paesi poverissimi, nazioni in conflitto e governi che violano i diritti umani.

   Il Sipri, l’accreditato istituto di ricerche sulla pace di Stoccolma, ha reso note le anticipazioni sul commercio internazionale di armamenti nel 2000. Il volume dei trasferimenti mondiali di grandi sistemi d’arma continua a decrescere. Nel 2000 ammonta a 15.333 milioni di dollari (espressi in valuta costante 1990), rispetto ai 20.854 milioni del 1999, segnando un calo del 26%. Il valore globale nel decennio 1991-2000 si assesta attorno ai 22 milioni di dollari, circa la metà di quello raggiunto nei primi anni ‘80, quelli del boom del commercio di materiale bellico.
   Nel 2000 primi esportatori di armi restano gli Stati Uniti, con 49.271 milioni di dollari, equivalenti al 47% del totale. La Russia, in netta ripresa dall’inizio degli anni ‘90, è al secondo posto con 15.690 milioni di dollari (15% del totale). Seguono Francia (10.792 milioni), Gran Bretagna (7.026 milioni) e Germania (5.647 milioni).

   Se sul versante dell’offerta i dati rispecchiano quelli degli anni precedenti, importanti novità si registrano nella domanda. In particolare i paesi africani raddoppiano le proprie importazioni di armi, raggiungendo i 1.002 milioni di dollari nel 2000 rispetto ai 475 del 1999. Anche le loro spese militari aumentano del 37% in termini reali negli ultimi due anni. Continuano comunque a trainare la domanda internazionale di armamenti, i paesi dell’Asia (5666 milioni di dollari di importazioni) e del Medio Oriente (3447 milioni di dollari). I trasferimenti di armi seguono le rotte dei conflitti e delle tensioni. Secondo il Sipri, le aree più conflittuali nel 2000 sono state Africa e Asia. Si armano i paesi in guerra, ma anche quelli confinanti. Un altro fenomeno recente sono i programmi di rafforzamento delle industrie militari di numerosi paesi del Sud, favorite dalla crescente globalizzazione del commercio bellico: la diffusione di coproduzioni transnazionali e joint ventures che collegano Nord e Sud del mondo, comporta trasferimenti di licenze e know how, favorendo la "proliferazione orizzontale" del mercato degli armamenti. Se i trasferimenti mondiali di armi calano, le spese militari globali aumentano: nel 2000 raggiungono, secondo il Sipri, 798 miliardi di dollari, circa il 2,5% del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale.

E L’ITALIA?

   Secondo gli analisti di Stoccolma, l'Italia si colloca quest’anno al nono posto tra i principali esportatori. Ma informazioni molto più articolate sono contenute nella relazione annuale che il governo è tenuto a presentare al Parlamento ai sensi dell’art. 5 della legge n. 185/90 e che costituisce, per ricchezza e minuziosità dei dati, uno degli strumenti più avanzati di trasparenza e controllo a livello europeo.
   Secondo questo documento, presentato nell’aprile 2001, anche le esportazioni italiane di materiale bellico sono in calo: le autorizzazioni rilasciate nel 2000 ammontano a 1.658 miliardi di lire rispetto ai 2.596 miliardi del 1999, con un decremento del 36%. Anche le consegne calano del 32% passando dai 1.715 miliardi di lire del 1999 ai 1.169 miliardi di quest’anno.
   Tuttavia, come afferma lo stesso governo, "non si può parlare di crisi del settore", sia perché l’alto valore del 1999 era imputabile a una maxicommessa di 1247 miliardi di lire verso gli Emirati Arabi Uniti effettuata in joint venture dall’italiana Elettronica Spa e dalla francese Thomson con l’appoggio bancario di Unicredito, sia perché una serie di atti sublegislativi hanno stornato dal computo le movimentazioni inerenti 13 coproduzioni realizzate in ambito europeo, che coprivano nel 1998 più del 50% dell’export verso i paesi dell’Europa occidentale, equivalenti a più di 300 miliardi di lire. In linea generale, quindi, l’andamento dell’export italiano rispecchia il trend del mercato internazionale di armi, con una media di 1.500/2.000 miliardi di lire di esportazioni autorizzate nel 1991-2000 rispetto ai 3.000/4.000 degli anni del boom.

A CHI VENDIAMO LE NOSTRE ARMI?

   I clienti di armi italiane sono nel 2000 principalmente paesi del Sud del mondo, che coprono circa il 70% delle nostre esportazioni autorizzate. I valori si avvicinano a quelli che caratterizzavano l’Italia prima dell’approvazione della legge n. 185/90, mentre nel 1991 i paesi Nato erano arrivati ad assorbirne circa l’80%.

   La principale novità di quest’anno consiste nell’esplosione delle esportazioni verso l’Africa subsahariana. Il valore globale delle autorizzazioni verso quest’area ammonta, infatti, a 575 miliardi di lire, rispetto agli appena 11 miliardi del 1999. La regione, che negli anni ‘90 era quasi sempre stata fanalino di coda - se si eccettuano i picchi di 91 miliardi nel 1994 (aerei da trasporto al Congo Brazzaville) e 90 miliardi nel 1996 (6 caccia Aermacchi all'Eritrea), conquista nel 2000 il primo posto.
   In testa c’è il Sud Africa. Secondo la ricostruzione dell’Osservatorio sul commercio delle armi (Oscar) dell'Ires Toscana, si tratta di 30 elicotteri A109 Agusta per un valore di 498 miliardi di lire. I pagamenti sono stati effettuati tramite il Banco di Sicilia. La commessa, peraltro, è stata ampiamente pubblicizzata da riviste militare e dall’ufficio stampa della stessa Agusta. Il contratto recepisce le caratteristiche delle nuove forme di coproduzione internazionale che collegano paesi del Nord del mondo con quelli del Sud, segno della metamorfosi del mercato degli armamenti nel contesto postbipolare e nell’era della globalizzazione. Innanzi tutto il memorandum d’intesa prevede che gli elicotteri siano prodotti in joint venture con la Denel, la principale industria aeronautica sudafricana, erede della Atlas Aircraft che al tempo del regime dell'apartheid costruì su licenza i Macchi MB326. Alla Denel è stata concessa, secondo una rivista specializzata, anche la licenza di produzione dell’elicottero monoturbina A119 Koala in Africa e in altri paesi. Inoltre l’accordo, come in molti altri casi, contempla forme di offset, ovvero di compensazione. L’accordo tra Italia e Sud Africa prevede che l’investimento nel settore della difesa sia affiancato da uno a fini civili pari al 50% del valore di quello militare, aprendo la strada a iniziative italiane nel settore tessile, dell’oro, della biomedicina e delle ceramiche. Alcuni membri del governo sudafricano hanno sottolineato le potenzialità occupazionali di quest’accordo, ma altri hanno espresso perplessità: il ministro delle Finanze si era opposto alla maxicommessa da 5 miliardi e mezzo di dollari per ammodernare la difesa nazionale di cui fanno parte - assieme a sistemi britannici, tedeschi e svedesi - gli elicotteri Augusta, perché avrebbe aumentato il bilancio della difesa dall’1,5% all’1,8% del Pil.
   È rientrata tra i grandi clienti italiani anche la Nigeria che con 76 miliardi di lire di esportazioni autorizzate, si piazza al sesto posto tra gli importatori di armi italiane. Sempre secondo l’Oscar, le due commesse sono state ottenute dall’OtoBreda (gruppo Finmeccanica) per la vendita di obici semoventi 55/41 Palmaria, accessori e assistenza tecnica, con l'appoggio bancario del Credito Italiano. Si tratta in sostanza del seguito delle operazioni effettuate nei primi anni '90 con l'allora regime militare. L'attuale ripresa viene giustificata anche dal venir meno della condanna per violazione dei diritti umani dichiarata dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea (la 95/515/CFSP), in seguito all’elezione del nuovo governo civile nel febbraio 1999.
   In Africa centrale arrivano nel 2000 anche piccole forniture al Ghana (466 milioni di lire) e al Niger (pistole mitragliatrici Beretta per 4 milioni). Alla Mauritania sono andati i velivoli SF260 prodotti dall’Aermacchi per 7 miliardi.

   Alcuni cenni meritano le esportazioni italiane in Estremo e in Medio Oriente.
   Tra i clienti asiatici spiccano quest’anno India e Pakistan. La prima, cui vanno ben 149 miliardi di nuove autorizzazioni, importa prevalentemente armi leggere e munizionamento da Simmel Difesa con l’appoggio della Banca Commerciale Italiana e del Credito Italiano. Il governo di Islamabad si colloca invece al primo posto tra i destinatari di esportazioni effettivamente realizzate (110 miliardi). Queste si riferiscono, tra le altre, a 22 radar M3 della Fiar, da installare sui caccia Mirage IIIE di fabbricazione francese, in grado, secondo gli esperti, di trasportare bombe nucleari.

MA LA TURCHIA NON VIOLA I DIRITTI UMANI?

   Nell’area mediorientale, torna, come primo e tradizionale acquirente di armi italiane la Turchia, con 88 miliardi di nuove autorizzazioni, prevalentemente riconducibili ad elicotteri AB412, relativi accessori e ricambi esportati dall’Agusta con l’appoggio bancario del Credit Agricole Indosuez. L’Italia riarma anche la Grecia (che assorbe 63 miliardi di nuove autorizzazioni) esportando licenze di costruzione per navi da guerra prodotte da Fincantieri e parti di ricambio per elicotteri AB212ABSW dell’Agusta. Anche se per valori non molto alti sono state esportate armi a paesi tristemente noti per conflitti interni e regionali: nel 2000 all’Algeria sono state autorizzate esportazioni di armi per 9 miliardi di lire ed effettuate consegne per 14 miliardi. Israele ha importato materiale bellico per 119 milioni di lire, a fronte dei 12 miliardi di consegne dell’anno passato, di cui non si rintraccia autorizzazione.

   La legge n. 185/90 sulla trasparenza e il controllo del commercio di materiale di armamento vieta all’art.1.6 di esportare armi a paesi in via di sviluppo che, ricevendo dall’Italia aiuti connessi alla cooperazione internazionale, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese, a paesi in stato di conflitto e a paesi i cui governi siano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.
   Le esportazioni di armi italiane verso paesi poverissimi, come la Mauritania, con una spesa militare del 2,3% e uno dei peggiori rapporti tra debito estero e Pil (243%), possono violare il primo divieto, quelle verso India e Pakistan, che il Sipri, in ragione degli scontri sui confini del Kashmir e dell’alta tensione nucleare, ha classificato come in stato di conflitto, col secondo…
   Le norme che subordinano le esportazioni italiane di armi ad una politica estera orientata alla pace, alla prevenzione dei conflitti, alla promozione dei diritti umani e allo sviluppo sono contenuti nella legge n.185/90. La relazione annuale dà ai cittadini la possibilità di operare scelte etiche di risparmio e investimento, e al Parlamento il potere di indirizzo e di controllo in questo delicato settore. La campagna Banche armate ha già ottenuto un risultato: la scelta di Unicredito di non finanziare più le esportazioni di armi. È auspicabile che il legislativo si doti degli strumenti per interpretare la relazione, si riappropri così del potere conferitogli dalla normativa e si adoperi per una più rigorosa applicazione della legge.

CHIARA BONAIUTI
Osservatorio sul commercio delle armi (Oscar) dell'Ires Toscana

I PRIMI 10 PAESI DESTINATARI DI ARMI DA GUERRA
PRODOTTE IN ITALIA

(Anno 2000 - dati della relazione del 2001)
I primi 10 Paesi destinatari per valore complessivo di autorizzazioni all'esportazione definitiva di armamenti  di provenienza italiana, nell’anno 2000, sono risultati i seguenti:

Paese Valore
(in miliardi di lire)
Numero autorizzazioni Percentuale
Sudafrica 498,688 2 30,80%
Romania 185,950 6 11,21%
U.S.A. 153,250 38   9,24%
India 148,966 39  8,98%
Turchia 88,323 16 5,33%
Nigeria  76,295 2 4,60%
Grecia  62,640 18 3,78%
Danimarca  54,770 11 3,30%
Gran Bretagna 54,104 22 3,26%
Spagna   37,619 21  2,27%
FONTE: Presidente del Consiglio dei Ministri, Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo  dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell'esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia (Anno 2000). Roma: Camera dei Deputati-Senato della Repubblica, Atti Parlamentari, Doc. LXVII n. 5, 2001 (in particolare: Relazione del Ministero del Ministero degli Affari esteri)
Elaborazione della Tabella: ©IRES Toscana
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Tel: 055-4288312; Fax: 055-4265784; E-mail: staff@irestoscana.it

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