ARMI ITALIANE SULLE ROTTE DEI MARI DEL SUD
GIORGIO BERETTA
Nel 2001, il 75% delle vendite di armi italiane è andato verso paesi non
appartenenti alla Nato e il 56% verso il Sud del mondo. Sono alcuni dei preoccupanti dati
che emergono dalla Relazione recentemente presentata in Parlamento.
Cresce l'export autorizzato
dal governo italiano di armi. In piccola percentuale, l1% in più dellanno
precedente, ma cresce. E nel 2001 raggiunge un totale di 863 milioni di euro (1.671
miliardi di lire). Un dato che rappresenta il trend di questi ultimi anni. Nel
triennio 1990-92, infatti, lexport medio era a quota 1.588 miliardi, contro gli
oltre 3.000 miliardi degli anni 80. Nei tre anni successivi, però, era già salito
a 1.991 miliardi. Qualcosa in meno 1.910 miliardi tra il 1996 e il 1998, per
poi tornare a 1.975 miliardi di lire (oltre 1 miliardo di euro) nel triennio 1999-2001.
Sono questi i dati ufficiali documentati dalla Relazione al Parlamento sulla
vendita di armi italiane che il presidente del Consiglio, in ottemperanza alla legge 185
del 1990, è tenuto ogni anno a presentare.
Dalla Relazione apprendiamo che nell'anno 2001 il primo cliente
dellindustria bellica italiana è stata la Svezia, che ha acquistato
dallAgusta (Finmeccanica) 20 elicotteri A109 per uso militare per un valore di
128 milioni di euro. L'unico dato "rassicurante" è forse questo. Nel 2001,
infatti, le esportazioni italiane hanno confermato non solo di essere in crescita, sia pur
di poco, ma di essere ormai stabilmente vendute a paesi del Sud del mondo che
assorbono il 56% delle nostre esportazioni (e nel 2000 avevano toccato il picco del
70%!).
Nel 2001 sono state esportate armi dallItalia in Medio Oriente
per 160 milioni di euro, il 18,5% del totale. LArabia Saudita è stato il
secondo acquirente in assoluto dopo la Svezia con 119 milioni di euro di materiale.
Rilevanti anche le esportazioni in Turchia (45,2 milioni), Egitto (20,5
milioni) e in Kuwait (12,3 milioni). Tra i clienti compaiono Israele con due
autorizzazioni per 1,8 milioni e lAlgeria che compra per 1,2 milioni di euro.
Ancora più preoccupanti delle nuove autorizzazioni sono le consegne di
sistemi già autorizzati negli anni precedenti: per 32,7 milioni di euro negli Emirati
Arabi Uniti, in cui sono comprese le mine marine Manta e Murena della Sei di
Brescia, e per 13,6 milioni in Siria, dove prosegue il riammodernamento dei
carri armati T72 con i nuovi sistemi di controllo del tiro delle Officine Galileo
(Finmeccanica).
Se lEst europeo appare in calo come cliente, ben più
consistente lexport in Asia e nessuna cautela nonostante quello che
afferma la stessa Relazione verso le aree calde. Le forniture maggiori sono per la Malaysia
(76,2 milioni) e per la Corea del Sud (13,7 milioni), ma non mancano lIndia
(10,1 milioni e 52,5 milioni di consegne) e il Pakistan (9,4 milioni e 19,2 milioni
di consegne), nonostante il governo Islamabad fosse nella lista Usa degli "stati
canaglia" per i suoi rapporti il regime dei talebani in Afghanistan.
AllAmerica latina è destinato un quinto delle armi
italiane vendute nel 2001. Il Brasile è il terzo cliente in assoluto con 90
milioni di euro di acquisti, il Cile compra per 74 milioni di euro, il Venezuela
per quasi 8 milioni.
Insomma, nonostante la legge 185/'90 vieti espressamente la vendita di armi a
paesi con conflitti in corso, che violano i diritti umani e a regimi dittatoriali,
l'Italia continua a esportare armi a paesi poveri e in via di sviluppo, fortemente
indebitati e in guerra. Nel frattempo la lobby delle armi si sta dando da fare in
Parlamento per eliminare anche questi controlli.
TABELLE DALLA "RELAZIONE DEL 2002 DEL
GOVERNO
SULLEXPORT
DI ARMI ITALIANE"
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LE BANCHE ARMATE DEL 2001
Elenco alfabetico completo degli
Istituti di credito che si sono aggiudicati "importi autorizzati" di vendita di
armi nel 2001 (tra parentesi le percentuali sul totale).
Arab Bank Plc, Banca
Pop. Antoniana Veneta, Banca Commerciale Italiana, Banca di Roma (11,7%), Banca
Intesa-Banco Ambrosiano Veneto (3,4%), Banca Intesa-Cariplo, BNL (17,1%), Banca Pop.
Bergamo, Banca Pop. Intra, Banca Pop. Vicenza, Banca Pop. Novara, Banca Toscana, Banco
Bilbao Vizcaya (7,6%), Banco di Brescia, Banco di Sicilia, Banca Santander Central (3,2%),
Barclays Bank Plc (4,5%), Bipop-Carire (19,4%), C.d.R. Firenze, C.d.R. La Spezia, C.d.R.
Parma e Piacenza, Credito Italiano (9%), Dresdner Bank, Efibanca Gruppo Bipielle, S. Paolo
Imi (8%), Intesa Bci-Banca Commerciale Italiana (7%), Monte Paschi Siena (2,3%), Rolo
Banca Spa. |
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