LA MISSIONE NON CHIEDE SOLO
AGGIUSTAMENTI PASTORALI
MEO ELIA
Iniziamo una nuova rubrica. La missione
chiede alle nostre chiese non solo degli "aggiustamenti" nella pastorale, ma di
avviare un processo di conversione per riscoprire le proprie radici profetiche, che non
possono essere che quelle autenticamente evangeliche.
Il 29 giugno 2001 sono stati
pubblicati gli Orientamenti pastorali dellepiscopato italiano per il primo decennio
del duemila: comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Non è nostra intenzione
cimentarci in analisi del documento, non mancano autorevoli commenti e "schede"
appropriate. In linea con la fisionomia della nostra rivista vorremmo, invece, iniziare
una rubrica a partire da questa convinzione: perché le nostre chiese diventino
missionarie non basta fare degli aggiustamenti nella pastorale e nelle forme di
evangelizzazione; occorre, a monte di tutto, una vera e propria conversione del mondo
stesso di essere chiesa. Non ci può essere una vera missione delle nostre
chiese senza un loro ritorno radicale al Vangelo. Non è banale o scontato, quanto stiamo
dicendo. Pensiamo a due fondamentali indirizzi evangelici, criterio di giudizio e metro di
misura per la conversione: i poveri e la pace.
Nellattuale sistema economico, in cui alcuni privilegiati
si accaparrano dei beni destinati a tutti, generando lesclusione e la morte dei più
deboli, e nellattuale sistema di guerra, in cui tutti parlano di pace ma
credono di perseguirla con la vendetta e una violenza più forte, dovè la
profezia cristiana? La prassi delle nostre chiese dovrebbe risultare una netta
"resistenza" allimperversare di questi due idoli.
Si tratta di rompere la spirale dellaccaparramento dei beni. Come?
Il Vangelo è chiaro: è illusorio cercare sicurezza nellaccumulo, occorre fare
affidamento su unaltra logica, la condivisione. Occorre, allora, che qualcuno
cominci a credere che solo percorrendo questa strada può derivare per il nostro mondo
uneffettiva sicurezza, e si decida a porre in atto concrete scelte di condivisione.
Sta qui il senso profetico di una vita cristiana. Le indicazioni di mons. Nkiere Kena ai
suoi cristiani del Congo, che riportiamo nelle pagine che seguono, sono su questa linea.
Si tratta di rompere la spirale della violenza, che da Caino ha
segnato la storia umana. Come? Anche qui il Vangelo è netto: con lamore ai nemici,
con il perdono. Se a chi ti fa del male rispondi con altro male, aggiungi violenza alla
violenza: non crei nulla di nuovo, continui il cammino di morte del nostro mondo. Se,
invece, rispondi al male non con il male ma con il bene, ecco che inverti il cammino e
cominci a costruire un pezzo di mondo nuovo, che vive secondo unaltra logica.
Le energie del Risorto, in azione nel mondo, spingono in questa direzione. La conversione
delle nostre chiese avverrà quando cominceremo davvero ad affidare ad esse la nostra
vita: allora "indicheremo" il sogno di Dio per il mondo e "mostreremo"
che, grazie alle energie del Risorto, la sua realizzazione è possibile. In fondo, è
questo la missione.
MEO ELIA
(continua: Aprile 2002 e Maggio 2002)
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