Febbraio 2002
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LA MISSIONE NON CHIEDE SOLO
AGGIUSTAMENTI PASTORALI

MEO ELIA

Iniziamo una nuova rubrica. La missione chiede alle nostre chiese non solo degli "aggiustamenti" nella pastorale, ma di avviare un processo di conversione per riscoprire le proprie radici profetiche, che non possono essere che quelle autenticamente evangeliche.

   Il 29 giugno 2001 sono stati pubblicati gli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il primo decennio del duemila: comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Non è nostra intenzione cimentarci in analisi del documento, non mancano autorevoli commenti e "schede" appropriate. In linea con la fisionomia della nostra rivista vorremmo, invece, iniziare una rubrica a partire da questa convinzione: perché le nostre chiese diventino missionarie non basta fare degli aggiustamenti nella pastorale e nelle forme di evangelizzazione; occorre, a monte di tutto, una vera e propria conversione del mondo stesso di essere chiesa.   Non ci può essere una vera missione delle nostre chiese senza un loro ritorno radicale al Vangelo. Non è banale o scontato, quanto stiamo dicendo. Pensiamo a due fondamentali indirizzi evangelici, criterio di giudizio e metro di misura per la conversione: i poveri e la pace.
   Nell’attuale sistema economico, in cui alcuni privilegiati si accaparrano dei beni destinati a tutti, generando l’esclusione e la morte dei più deboli, e nell’attuale sistema di guerra, in cui tutti parlano di pace ma credono di perseguirla con la vendetta e una violenza più forte, dov’è la profezia cristiana? La prassi delle nostre chiese dovrebbe risultare una netta "resistenza" all’imperversare di questi due idoli.
   Si tratta di rompere la spirale dell’accaparramento dei beni. Come? Il Vangelo è chiaro: è illusorio cercare sicurezza nell’accumulo, occorre fare affidamento su un’altra logica, la condivisione. Occorre, allora, che qualcuno cominci a credere che solo percorrendo questa strada può derivare per il nostro mondo un’effettiva sicurezza, e si decida a porre in atto concrete scelte di condivisione. Sta qui il senso profetico di una vita cristiana. Le indicazioni di mons. Nkiere Kena ai suoi cristiani del Congo, che riportiamo nelle pagine che seguono, sono su questa linea.
   Si tratta di rompere la spirale della violenza, che da Caino ha segnato la storia umana. Come? Anche qui il Vangelo è netto: con l’amore ai nemici, con il perdono. Se a chi ti fa del male rispondi con altro male, aggiungi violenza alla violenza: non crei nulla di nuovo, continui il cammino di morte del nostro mondo. Se, invece, rispondi al male non con il male ma con il bene, ecco che inverti il cammino e cominci a costruire un pezzo di mondo nuovo, che vive secondo un’altra logica.   Le energie del Risorto, in azione nel mondo, spingono in questa direzione. La conversione delle nostre chiese avverrà quando cominceremo davvero ad affidare ad esse la nostra vita: allora "indicheremo" il sogno di Dio per il mondo e "mostreremo" che, grazie alle energie del Risorto, la sua realizzazione è possibile. In fondo, è questo la missione.

MEO ELIA
(continua: Aprile 2002 e Maggio 2002)
© MISSIONE OGGI