mensile dei missionari saveriani |
Maggio 2005 |
| costa d'avorio: anomalie e diritti calpestati a cura di Cesare Baldi
Lo scorso novembre è stato per il “Paese del cacao” uno dei mesi più difficili della sua storia: una sessantina di manifestanti sono morti, colpiti da proiettili francesi di vario calibro, e oltre 2000 sono stati feriti. È da più di due anni che la Costa d'Avorio sta cercando unità e pace. Sono soprattutto i diritti umani più elementari a essere in gioco ed è per questo che ci siamo rivolti alla “Lega ivoriana per i diritti umani” (Lidho), intervistando il suo presidente Lucien Mathieu N'gouin-Claih. Cominciamo da una vostra interpretazione della crisi prolungata e complessa che sta vivendo la Costa d'Avorio... Abbiamo l'abitudine di dire che oggi (un oggi che comincia il 19 settembre 2002) niente più è normale qui in Costa d'Avorio e il vero problema nel dibattito in corso è che nessuno ha veramente torto e nessuno ha veramente ragione. Perché c'è stata una ribellione armata, ma prima che la si chiamasse tale era un colpo di Stato non riuscito . Normalmente quando un colpo di Stato fallisce, o vengono messi in carcere i fautori del tentato golpe , li si giudica e li si condanna o spariscono. Questo colpo di Stato non è riuscito perché il presidente è rimasto in carica e le istituzioni non si sono mosse, ma i golpisti si sono messi in mostra e hanno detto di avere delle rivendicazioni di natura corporativa: si tratta di militari, in esilio, che, allontanati dall'Esercito e ora rientrati, sollevano una serie di rivendicazioni legate al proprio ruolo. La prima reazione è stata quella dei capi di Stato dell'Africa occidentale, riuniti ad Accra, che hanno innanzitutto ribadito la ferma condanna ad ogni tentativo di presa del potere attraverso le armi e ogni altra forma diversa da quella democratica. Il principio era salvo. Affermano inoltre che la regola del dialogo e della trattativa debba prevalere ogniqualvolta si presenti un problema nella regione. Domandano quindi due cose: da una parte il cessate il fuoco e dall'altra l'avvio di un colloquio tra i ribelli e il governo ivoriano. Designano così il defunto presidente del Togo, Eyadéma, ad esserne il mediatore; si aprono quindi i negoziati di Lomé e si firma un trattato di tregua. Cominciano i negoziati e in due giorni sembra tutto risolto: la crisi sembra rientrare. Ma poi tutto si complica, sembrano emergere alcune personalità, civili e militari, con altre rivendicazioni che non sono corporative ma politiche. Stop a Lomé, si va a Parigi: Linas-Marcoussis. A Lomé non era previsto un calendario, una roadmap . Linas-Marcoussis però si apre senza dare spiegazioni sul perché sia stata interrotta Lomé, né si dice che là sarebbero continuati i colloqui di Lomé. Dobbiamo quindi constatare una rottura tra i colloqui di Lomé e quelli di Linas-Marcoussis. E in Costa d'Avorio non si è potuto fare altro che aspettare gli eventi? Solo quando si concludono gli incontri di Linas-Marcoussis la Costa d'Avorio si accorge dei ribelli con i fucili ancora fumanti, e si rende conto che li si è battezzati “Forze Nuove” e si è detto che sono forze politiche impegnate a rinnovare Paese. Dunque non sono più ribelli ma forze politiche nuove . Ne prendiamo atto. Nasce, però, un problema a proposito della spartizione dei portafogli ministeriali; sorgono divergenze su chi debba ottenere il tal ministero o il tal altro. Il popolo si domanda cosa sia questa storia di spartizione del potere. Il risultato è che i ministeri della Difesa, degli Interni, degli Esteri, della Giustizia, della Comunicazione e dell'Agricoltura (la Costa d'Avorio è un Paese prevalentemente agricolo) devono passare alle forze politiche nuove. Il Governo in carica però non accetta di dare i ministeri degli Interni e della Difesa proprio a coloro che hanno impugnato le armi contro di lui. Arriviamo così ad Accra 2, che fa una cosa sublime: crea una commissione nazionale in cui sono presenti tutte le parti in causa perchè si accordino per affidare a personalità indipendenti i due ministeri in discussione. Si riesce così ad attribuire il ministero della Difesa a una personalità politicamente indipendente e quello degli Interni a un militante dei diritti umani, il presidente della nostra lega. Si noti però che appena dopo Linas-Marcoussis, la Lidho e altre ong della società civile si erano incontrate in una Convenzione della Società Civile - Atto II (prima di Marcoussis vi era stato un Atto I), in cui si era dichiarata la necessità di affidare i due portafogli in discussione a personalità slegate dai conflitti di partito e la Convenzione aveva proposto quattro nomi, tra cui quello del nostro presidente. La situazione sembra complicarsi, al punto da non riuscire più a cogliere in definitiva quali siano gli attori reali della crisi e quelli più o meno nascosti... La situazione è di una complessità tale da non permettere di addossare la colpa a una personalità precisa. Faccio un esempio: tutti coloro che dicono che il governo esagera a chiamare i giovani alla mobilitazione, a occupare la televisione, a violare il cessate il fuoco hanno ragione, ma sono gli stessi che dicono che per far tornare la pace in Costa d'Avorio bisogna perdonare i ribelli . Ma se si perdonano i ribelli per i loro crimini, perché non si può perdonare anche gli altri? Ci rendiamo conto, noi membri della Lidho, che occorre vigilare sulla nostra obiettività: occorre mantenersi disponibili a difendere tutti i diritti di tutti. Abbiamo voluto perciò esprimere la nostra condanna verso ciò che corrisponde alla violazione dei diritti umani, sia da parte delle Fanci (Forze armate ivoriane) sia della Licorne , la missione militare francese. Abbiamo chiesto, inoltre, al presidente Laurent Gbagbo di rinnovare il suo appello alla pace e far sì che questo sia ascoltato. Così pure abbiamo voluto domandare al presidente Jacques Chirac di spiegare al popolo della Costa d'Avorio e al mondo cosa significano le rappresaglie messe in atto dalle Forze francesi. Questa è la misura del grado di civiltà che rivendicano a giusto titolo gli Stati come la Francia: rendere ragione degli atti che si compiono. Spero che Monsieur Chirac, leggendo il messaggio che gli abbiamo indirizzato, ammetta che sia stato pensato da persone rigorose (e forse per questo più pericolose). Per quel che riguarda poi gli avvenimenti, ci rendiamo conto che c'è stata una violazione del cessate il fuoco durante due giorni, nei quali nessuno ha detto niente Un fatto già per se stesso un po' anormale. Quando al terzo o quarto giorno c'è stato uno scontro imprevisto con le Forze francesi, allora ci si è accorti che c'era stata una violazione. È come se, durante una partita a calcio, si lasciasse continuare l'azione d'attacco al calciatore che subisce un fallo, ma mantiene la palla e, nel momento in cui la perde, si torna al fallo e lo si penalizza. Sembra proprio quel che è successo: se le cosiddette “azioni mirate” dell'Esercito regolare ivoriano avessero normalmente svolto il loro compito in 24, 48 o 72 ore, tutto sarebbe finito senza problemi, ma visto che c'è stato un incidente di percorso, l'Esercito francese interviene. A questo punto succede una cosa imprevista e che non doveva succedere, dato che le Forze francesi non coincidono con quelle ivoriane e le relazioni tra le due entità sono rette dal diritto internazionale. Ed è questo che regola i rapporti tra le Forze dell'Onu e l'Esercito della Costa d'Avorio. Le rappresaglie armate non sono previste dal diritto internazionale. Non è una questione di legittima difesa, perché questa non avviene “dopo” che tutto è successo, una volta terminata l'azione incriminata. Se vi dò uno schiaffo, me lo ridate, se vi sparo, rispondete al fuoco, ma non è più una legittima difesa se, una volta risposto al fuoco senza avermi colpito, aspettate che mi sia voltato per spararmi. In secondo luogo, quando ci sono dei decessi accidentali in tali condizioni, si recuperano i corpi e si effettua un'autopsia. Nel caso dei nove morti a Bouaké non c'è stata al una autopsia, inchiesta e nemmeno una verifica dei fatti. Ancora oggi, non sappiamo di cosa sono morte quelle nove persone: se un aereo dell'aviazione ivoriana, pallottole vaganti oppure cannonate tirate da un carro armato, non si sa. I corpi sono stati chiusi nelle loro casse e spediti in Francia. Una procedura a dir poco anomala. È per questo che la gente è scesa nelle strade? C'è stata una mobilitazione di massa che alcuni dicono non spontanea, ma fomentata da una serie di appelli degli organi d'informazione. Ne conveniamo, ma gli appelli alla mobilitazione sono atti politici previsti dalla democrazia: i diritti dell'uomo mettono in moto gruppi e popoli così come i partiti politici smuovovo opinioni e la gente, questo non è un problema a priori. È vero che una popolazione mobilitata costituisce un pericolo, almeno potenziale, ma sabato 6 novembre alcuni elicotteri hanno sparato sulla folla manifestante e ferito persone, l'aereoporto è stato bloccato e sono stati distrutti tutti i velivoli in dotazione all'aviazione militare ivoriana; insomma nel giro di 24-48 ore tutto lo spazio aereo ivoriano e buona parte di quello terrestre era sotto il controllo francese delle Forze Licorne e non erano intervenute né le Forze dell'Onu né le Fanci. Questi sono i fatti: come li analizziamo? Si può dire innanzitutto che la mobilitazione della folla non è un fatto normale e che può degenerare in conflitto e violenze di ogni genere, tanto più se la televisione è nelle mani del Governo in carica, dei patrioti, ecc. Ma non è normale che un Esercito professionale spari su dei manifestanti non armati; non è normale che la missione dell'Onu, una forza di mantenimento della pace, non dica pressoché niente e non intervenga per mantenerla proprio in un momento di crisi; non è normale che le Forze francesi, che integrano quelle dell'Onu, agiscano in maniera del tutto autonoma. Non è normale neppure che l'Esercito ivoriano abbia bombardato dei siti abitati. LA COSTA D'AVORIO: 1999- 2005 Dopo l'indipendenza (1960), per più di 30 anni, con la presidenza di Felix Houphouet-Boigny, la Costa d'Avorio era conosciuta per la sua convivenza pacifica fra le etnie e religioni. L'economia, basata soprattutto sull'esportazione di cacao, era la più sviluppata del continente. Tutto ciò finì quando nel 1999 Robert Guei, con un colpo di Stato, rovesciò il successore di Houphouet-Boigny, Henri Bedie. Questi fuggì senz'aver prima seminato discordia fra le etnie musulmane nordiste e il suo oppositore Alassane Ouattara. La stessa politica fu adottata sia da Guei che allontanò Alassane Ouattara dalle elezioni presidenziali nel 2000 tacciandolo di straniero sia da Laurent Gbagbo, suo candidato rivale per la presidenza. Quando Gbagbo rimpiazzò Guei, deposto con una rivolta popolare nel 2000, scoppiò il conflitto e molti sostenitori di Ouattara furono uccisi. Nel settembre 2002 alcune truppe militari si ribellarono manifestando l'insoddisfazione dei musulmani del nord. Migliaia vennero ammazzati. Anche se il conflitto è stato fermato, la Costa d'Avorio tuttora rimane divisa. Continuano gli sforzi di riunire il Paese con le truppe dell'Onu e quelle francesi che controllano la zona cuscinetto fra i ribelli del nord e il sud, controllato dal Governo. Si prevede che si terranno le elezioni nel 2005. LA LEGA IVORIANA PER I DIRITTI UMANI (LIDHO) È nata nel 1987, quando ancora in Costa d'Avorio c'era il partito unico, infatti il multipartitismo è stato ammesso nel 1990. Come in molti altri Paesi africani, la Lidho è sempre stata considerata un ulteriore partito di opposizione e si è trovata spesso a opporsi a coloro che, avendo la responsabilità di governo, per affermare le proprie ragioni rischiano di calpestare quei diritti che tutti dicono di difendere. Mathieu N'gouin-Claih era vice-presidente della Lidho fino al novembre 2003, quando il presidente allora in carica, il professor Martin Bleou, venne nominato ministro nel Governo di riconciliazione nazionale. ARTICOLO 35 Aprile 2005. Su invito del presidente sudafricano Thabo Mbeki, Laurent Gbagbo e il leader dei ribelli Guillaume Soro con altre personalità della Costa d'Avorio si sono incontrati a Pretoria attorno alla Tavola della Pace. Si sono avuti risultati positivi per quanto riguarda la smobilitazione dei ribelli e la loro parziale integrazione nelle Forze armate. Il nodo della discussione è stato l'articolo 35 della Costituzione che consentirebbe ad Alassane Ouattara, candidato del nord nel 2000, di partecipare alle prossime elezioni presidenziali nell'ottobre 2005. I ribelli, che occupano la parte nord del Paese, avevano fatto chiaramente capire che non intendevano disarmare senza la riforma dell'articolo 35. |