mensile dei missionari saveriani |
Ottobre 2005 |
| GMG 2005: OLTRE LA POLEMICA DELLO SPONSOR "ARMATO"
di GIORGIO BERETTA Tutto è cominciato ai primi di giugno. In tutte le parrocchie italiane è arrivato un drappo-striscione (di 190 x 70 cm) del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana (Cei) che, annunciando la Giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Colonia, riportava tra gli sponsor la Banca di Roma. Con la richiesta: "Esporre il drappo all'interno o all'esterno della Chiesa, comunque in luogo visibile e frequentato anche per la preghiera o per incontri vari”. L'iniziativa non è passata inosservata alle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle "banche armate" che hanno prontamente diffuso un comunicato ponendo precise domande sulla necessità di esporre pubblicità in chiesa: "Ce n'era proprio bisogno?" - chiedevano don Renato Sacco (Mosaico di Pace), padre Nicola Colasuonno (Missione Oggi) e padre Carmine Curci (Nigrizia) dicendo "discutibile e contrario alla testimonianza cristiana il dover esporre in Chiesa (e per due mesi!) striscioni con pubblicità varie". I COMPENSI DI MEDIAZIONE DELLA BANCA DI ROMAA suscitare le "perplessità e contrarietà" dei direttori delle tre riviste era soprattutto la scelta di annoverare tra gli sponsor della Gmg 2005 la Banca di Roma che, con il Gruppo Capitalia, è la banca maggiormente attiva nell'appoggio al commercio di armi italiane. "Come risulta dalla Relazione della Presidenza del Consiglio - riporta il comunicato - Banca di Roma ha fornito nel 2004 i propri servizi per l'esportazione di armi dall'Italia per oltre 395 milioni di euro ricoprendo oltre il 30% delle transazioni e accrescendo la propria attività nel settore rispetto al 2003, anno nel quale aveva svolto operazioni per oltre 224 milioni di euro". Tra i destinatari di armi italiane alla cui esportazione Banca di Roma ha prestato i propri servizi, ricavando per questi "compensi di intermediazione", compaiono "Paesi verso i quali è in vigore l'embargo di armi da parte dell'Unione europea come la Cina; Paesi altamente indebitati che destinano ampie risorse alle spese militari come India, Pakistan, Filippine, Cile e Messico; Paesi dove le organizzazioni internazionali rilevano reiterate violazioni dei diritti umani (torture, detenzioni arbitrarie di prigionieri, limitazioni alle libertà sociali) come Egitto, Turchia, Malesia e Paesi in conflitto o in zone di tensione come Israele e Taiwan". I tre direttori dichiaravano, infine, la propria disponibilità al dialogo con diocesi, parrocchie, gruppi, associazioni e movimenti per una "riflessione seria, pacata e approfondita su questi temi che riguardano non solo i nostri stili di vita, ma la nostra stessa testimonianza cristiana”. STRUMENTI DI OFFESA O DI DIFESA?La risposta non si è fatta attendere. In una nota diffusa alla stampa ed inviata alle diocesi, il presidente del Comitato italiano per il sostegno economico alla Gmg, dott. Marcello Bedeschi, constatava "con rammarico" che "vengono fatte circolare informazioni non adeguatamente ponderate e verificate". Per rispondere alle "gravi accuse" delle riviste, Bedeschi sosteneva la "massima trasparenza" della ricerca di fondi del Comitato richiamando la direttiva aziendale (n. 21/2004 del 14 luglio 2004) del gruppo Capitalia (di cui fanno parte Banca di Roma, Banca di Sicilia e Bipop-Carire) che stabilisce di " adottare nuovi e stringenti criteri di autolimitazione negli investimenti rivolti all'industria pesante, orientandoli invece su settori di solidarietà e di promozione allo sviluppo ". Con la suddetta direttiva, il gruppo Capitalia avrebbe deciso - secondo Bedeschi - di "abbandonare drasticamente" i settori di intervento seguiti dal vecchio assetto bancario. In realtà, la direttiva di Capitalia a cui il presidente del Comitato fa riferimento (una cui sintesi tratta dal "Sole24ore" del 30/04/2005 era allegata in nota) non dichiara affatto l'uscita del Gruppo dall'appoggio al commercio di armi. La nota precisa infatti che "il Gruppo Capitalia non supporta le attività aziendali che hanno per oggetto strumenti di offesa, quali bombe, mine, missili, carri armati", ma continua a fornire assistenza per gli "apparati di difesa come sistemi radar, trasmissioni su reti satellitari, componentistica, cantieristica navale e carri non armati per trasporto truppe". Replicando al dott. Bedeschi le tre riviste sottolineavano che le attività tuttora oggetto di assistenza da parte del Gruppo Capitalia, "non costituiscono in quanto tali apparati di difesa": "la modalità di difesa o offesa dipende, infatti, dal loro impiego, questione che non appartiene alla valutazione di un gruppo bancario, ma di volta in volta è decisa dagli apparati politici e militari dei diversi Paesi a cui queste armi sono vendute". DISAGIO: FORBICI E PAPABOYS Le tre riviste ricordavano, inoltre, di aver già valutato positivamente la dichiarazione di intenti del Gruppo Capitalia di "escludere tassativamente qualunque forma di assistenza finanziaria ad attività che abbiano per destinatari Paesi coinvolti in operazioni belliche o ricompresi in aree geo-politiche particolarmente instabili". Ma notavano che "al momento, non è possibile alcuna verifica", in quanto solo dalla Relazione del prossimo anno si potrà sapere se il Gruppo Capitalia sta onorando le proprie direttive. "Fino ad allora preferiamo non associare le nostre iniziative pastorali e missionarie con le banche armate" - ribadiva don Sacco, direttore di Mosaico di Pace. Il dott. Bedeschi ravvisava, infine, nella presa di posizione delle tre riviste "un'azione denigratoria", che colpirebbe l'operato del Comitato promotore generando "confusione e disagio nella comunità ecclesiale". "Al contrario - replicavano le riviste - da moltissime comunicazioni di parroci e di fedeli abbiamo, invece, appreso profondo disagio e anche sconcerto nel vedere esposto in luoghi sacri uno striscione come quello della Giornata mondiale della gioventù 2005 di Colonia dove campeggiano vari sponsor e tra questi Banca di Roma". Nel dibattito intervenivano anche i papaboys . Con un nota sul loro sito web, la Redazione Papaboys ha definito la sponsorizzazione di Banca di Roma come "un episodio brutto, squallido, grave". "A noi non piace! Non è la prima volta che lo sponsor si infila nelle chiese, insieme a preghiere e canzoni a marchio. Dobbiamo essere nel mondo, ma non del mondo, anche se non sempre ci riusciamo. Ma chi ce lo vorrebbe insegnare, se lo ricorda?" - domandano i papaboys . Mentre il dibattito si diffondeva nelle comunità ecclesiali ed arrivava anche nel blog di Beppe Grillo, diversi parroci decidevano di passare all'azione sforbiciando il logo della Banca di Roma dal drappo della Gmg. Insomma, il "caso" era aperto. UN CONVEGNO OLTRE LA POLEMICALe tre riviste non hanno inteso alimentare un'inutile polemica, ma hanno voluto fin dall'inizio "aiutare a fare chiarezza nelle scelte pastorali", a "rivedere le modalità di sponsorizzazione di questi eventi, riflettendo anche sui costi necessari per sostenerli". Spiace pertanto constatare che il dott. Bedeschi, presidente del Comitato italiano per il sostegno economico alla Gmg, non abbia speso una parola di riflessione su questo punto. Molti giovani, e non solo i papaboys chiedono alla Chiesa maggior coerenza e sobrietà anche nell'organizzazione di eventi di massa. I disagi affrontati senza troppe lamentele da moltissimi ragazzi e ragazze a Colonia stanno a testimoniarlo. Ma anche il distacco di molti ragazzi dalla Chiesa è un segno: "Io sono credente, ma non sono cattolico. Lo ero, ma ora non lo sono più. Perché le chiese si stanno spopolando? Chissà... forse la gente inizia ad avere un po' di informazioni sul loro operato" - scrive Omar Medori nel blog di Beppe Grillo. Gli fa eco Silvia Landi: "Il Papa predicava pace e fine delle guerre di religione davanti al logo della banca che finanzia l'esportazione di armi: che tristezza!". Sfoghi, forse, ma che non possiamo continuare a fingere di non sentire. Ma dispiace, soprattutto, che il dott. Bedeschi, per difendere l'operato del Comitato che presiede, abbia ravvisato nella presa di posizione delle tre riviste "un'azione denigratoria" "che è da considerarsi impropria nei confronti di un Istituto cui moltissimi missionari si rivolgono per sostenere le proprie meritevoli iniziative". Come replicava padre Marcello Storgato sulle pagine del mensile Missionari Saveriani , “quanti siano i "moltissimi" missionari che si rivolgono alla banca in questione, non lo so. Io non ci sono. Forse perché non ho ‘mie proprie iniziative' che meritano un sostegno. Ma se il sostegno venisse dal commercio di armi, qualunque iniziativa cesserebbe di essere ‘meritevole' . E così anche per il drappo della Gmg e per qualunque altra iniziativa ‘santa'. Neanche l'acqua santa può raddrizzare i mezzi storti”. La domanda di trasparenza e coerenza va estesa al mondo bancario. Sono numerosi ormai gli Istituti di credito che, in seguito alla pressione dei propri correntisti, hanno dichiarato di smettere di appoggiare, totalmente o in parte, il commercio di armi italiane e si sono dotati di un codice di "responsabilità etica". Dopo Unicredit, MPS, Banca Intesa, anche le dichiarazioni di Capitalia si muovono, in parte, in questa direzione. Va però segnalato che, mentre le banche annunciano queste positive misure, contemporaneamente crescono le pressioni sul Governo affinché venga modificata la legge 185/90, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione delle operazioni delle banche attive nel settore (si veda Missione Oggi, 5/2005). Sono solo le proteste del mondo armiero ad alimentare queste pressioni? Gli istituti di credito ne sono completamente estranei? E possono le banche dire ai propri correntisti non solo di aver smesso di fornire "servizi di appoggio" al commercio delle armi, ma di non "finanziare" - direttamente o attraverso loro associate - la produzione di armi? Sono queste le domande che vorremmo porre ai rappresentanti del mondo bancario in un convegno che le tre riviste stanno organizzando per il prossimo futuro. GIORGIO BERETTA
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