mensile dei missionari saveriani |
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DIALOGO INTERRELIGIOSO E FOCOLARI: SEMI DI PACE E DI FRATERNITA'CINTO BUSQUETCinto Busquet, dopo essersi laureato in biochimica e filologia catalana a Barcellona, lavora in Giappone per 17 anni col Movimento dei Focolari. Sacerdote, si è specializzato nel campo della Teologia delle religioni, con una lunga esperienza di dialogo. Attualmente risiede in Italia presso il Centro internazionale del movimento dei Focolari. «Se nelle vostre città v'è una moschea o una sinagoga o qualche altro luogo di culto non cristiano, sappiate che lì è il vostro posto», scriveva nel 1980 Chiara Lubich ai focolarini sparsi nel mondo. Tre anni prima, infatti, la fondatrice dei Focolari, dopo aver parlato alla Guildhall di Londra davanti ai rappresentanti delle principali religioni, aveva percepito nei presenti una speciale sensibilità a fare proprio lo stile di vita impregnato dall'amore evangelico proposto dal Movimento e sostenuto dalla sua “spiritualità dell'unità”. Vi erano centri già aperti in Medio Oriente ed in alcuni Paesi asiatici dove vi erano già state esperienze significative di dialogo con fedeli di altre religioni, ma dall'eco molto positiva che riceve da parte di buddisti, sikh, induisti, ebrei, Chiara intuisce che questa circostanza dava al Movimento una nuova apertura. Si stagliava così uno degli scopi particolari di questa nuova famiglia spirituale che nata nel 1943 a Trento e diffusasi rapidamente nei cinque continenti, era chiamata per il suo specifico carisma a far dilagare a macchia d'olio lo spirito di comunione non soltanto all'interno della Chiesa cattolica o fra le diverse Chiese cristiane, ma nell'intera famiglia umana. DIALOGO INTERRELIGIOSOMa come è accaduto e accade nei diversi aspetti del suo operare, il Movimento s'impegna nel dialogo interreligioso non programmando a tavolino ma lasciandosi guidare di volta in volta dallo Spirito Santo. Così avviene con il mondo buddista, prima in Giappone e anni dopo in Tailandia. Dopo diversi contatti personali con membri di un grande movimento buddista laico giapponese, la Rissho Kosei Kai, Chiara Lubich viene invitata a Tokyo dal fondatore di esso, Nikkyo Niwano, e offre la sua esperienza cristiana a migliaia di buddisti. Risale a quegli anni la partecipazione dei Focolari alla Conferenza mondiale delle religioni per la pace (Wcrp), che ebbe inizio a Kyoto nel 1970 sotto la spinta anche di Niwano e che ha celebrato le sue assemblee plenarie regolarmente in diversi punti del pianeta, promuovendo un impegno comune in favore della pace e della solidarietà internazionali. Dal 1987, sempre in Giappone, i contatti con il buddismo tradizionale si intensificano. In occasione dell'incontro di Preghiera per la Pace indetto dal venerabile Etai Yamada sul Monte Hiei, culla del buddismo giapponese, una delegazione di giovani membri dei Focolari consegna un messaggio di impegno per la pace sottoscritto da 150mila ragazzi di tutto il mondo. L'anziano monaco capo della scuola Tendai, si augura che la spiritualità dei Focolari, in cui scopre una via attuale per incarnare la compassione del Buddha, si diffonda anche nel mondo buddista, specialmente tra le nuove generazioni. Nell'estate 2000, a Tokyo, si svolge la “Conferenza dei ragazzi per il futuro”, promossa dall'associazione buddista Myochikai. Venuta a conoscenza delle attività svolte dai Focolari nel campo giovanile, ne ha chiesto la collaborazione per organizzare una “assise planetaria” in vista della promozione di una cultura del dialogo e della pace tra la generazione più giovane. Il messaggio programmatico con le proposte dei ragazzi viene consegnato oltre che alle ambasciate presenti a Tokyo, a numerosi politici dei più di 40 Paesi da dove provengono i 250 partecipanti. In Tailandia, nel gennaio del 1997, la fondatrice dei Focolari viene invitata a parlare della sua esperienza spirituale a oltre 800 monaci, monache e laici all'università e a un monastero buddista di Chiang Mai. È la prima volta che una donna, laica e cristiana, è invitata a rivolgersi in tale contesto. In seguito, nella città vengono aperti due centri del Movimento per dare continuità a questo dialogo. IL MONDO MUSSULMANOL'apertura dei Focolari verso il mondo musulmano avvenne inaspettatamente nel 1966 in Algeria, dove un benedettino tedesco aveva costruito una piccola abbazia, con lo scopo di farne un centro di dialogo. Quando dovette lasciare il Paese, chiese ai focolarini di trasferirsi a Tlemcen. La loro testimonianza colpì un imam del posto e la sua famiglia, e così cominciò un primo contatto di amicizia e di stima reciproche che si allargò un po' alla volta ad altri musulmani. In una vacanza estiva cui essi vennero invitati, ogni giorno si sceglieva una parola della Sacra Scrittura e una del Corano che illustravano un particolare aspetto della vita spirituale che si voleva approfondire insieme, e che servivano come base per la condivisione di esperienze. Nel 1992, gli amici musulmani proposero di radunarsi a livello internazionale, il che è avvenuto in sei diversi convegni con rappresentanti dei circa 6mila musulmani coinvolti nel movimento. Nel maggio 1997, Chiara Lubich è invitata a parlare a New York a 3mila fedeli nella moschea di Harlem, intitolata a Malcom X, su invito dell'imam Wallace Deen Mohammed, leader di due milioni di musulmani afro-americani dell' American Society of Muslims . L'imam ha lavorato per anni per ricondurre l'agitato mondo afro-americano statunitense alla riconciliazione e all'integrazione con l'intera società americana. Da quel momento, decine di moschee in diversi Stati nordamericani si aprono ai membri dei Focolari e si inizia un cammino reciproco di avvicinamento e collaborazione che ha avuto il suo momento più significativo nel novembre 2000, a Washington, quando 5mila aderenti dei due movimenti si sono incontrati per testimoniare insieme la fraternità tra persone di razze e religioni diverse. Infine, un mezzo efficace di collegamento con gli amici musulmani è una lettera periodica in cui si illustrano alcuni passi del Corano e della tradizione islamica che in qualche modo rispecchiano il contenuto della Parola di Vita, cioè un brano della Sacra Scrittura a senso compiuto che i Focolari propongo mensilmente di mettere in pratica. Sempre in campo islamico, va segnalata in Pakistan, a Dalwal, fra Lahore e Islamabad, un'incipiente cittadella di testimonianza islamo-cristiana sorta per mostrare visibilmente che è possibile vivere insieme e in pace, come credenti in un unico Dio. INCONTRARE GLI EBREIII rapporto con i “fratelli maggiori”, gli ebrei, occupa per i Focolari un posto a sé. Dopo molteplici rapporti intessuti con rabbini e semplici fedeli in Israele, Stati Uniti, America Latina e diversi Paesi europei, matura l'idea di incontrarsi nel 1996 per un primo incontro internazionale che coinvolga, insieme ai cristiani, ebrei ortodossi, liberali e anche non praticanti. Nello shalom esperimentato dall'accoglienza reciproca, i cristiani presenti incominciano a scoprire i tesori della spiritualità ebraica e della tradizione rabbinica. Sulla proposta di una partecipante ebrea si stringe un patto di amore scambievole, e qualcuno a coronamento ricorda un detto: «Se due sono insieme e le parole fra loro sono della Torah, allora la shekhinah [la presenza di Dio, nda ] è in mezzo a loro». Due anni più tardi, Chiara Lubich è invitata dalla comunità ebraica dell'Argentina. Momento culminante del suo intervento davanti ai membri della B'nai B'rith Argentina e di altre organizzazioni ebraiche è quando parla del grido di abbandono di Gesù sulla croce. Citando un autore ebreo afferma: « Non è soltanto il Salmo di Davide e una parola di Gesù sulla croce; ma, direi quasi, il leitmotiv di coloro che furono deportati ad Auschwitz e Maidanek… » . Da allora, in numerose città argentine viene celebrata ogni anno dai Focolari una giornata per la pace con la partecipazione di decine di amici ebrei. Dal 2002, il Movimento fa parte come osservatore dell 'International Council of Christian and Jews con cui collabora anche localmente in diversi Paesi. Nel simposio ebraico-cristiano tenutosi a Castelgandolfo nell'aprile scorso, si è cominciato ad affrontare con successo un dialogo anche culturale. IL RAPPORTO CON GLI INDU' Con l'apertura di centri del Movimento a Mumbai nel 1980 e successivamente in altre città indiane, fedeli indù si sono avvicinati ai Focolari. Emblematica la testimonianza della dottoressa Vijaya Bhatia, medico omeopata e insegnante di yoga indù: «Questa gente mi stupiva per la concretezza della sua azione e la luce che aveva nella propria vita. Li ho chiamati karma-yogi , cioè “perfetti in azione”». Cerca di imitare i focolarini, e vede che è possibile, scoprendo nell'amore l'elemento comune alle diverse fedi. Come frutto di due viaggi di Chiara Lubich in India nel 2001 e nel 2003, il dialogo con il mondo indù si consolida con il rapporto stabilitosi con istituzioni accademiche come il Somaiya College , una delle istituzioni universitarie maggiormente impegnate nel dialogo, o il Bharatiya Vidya Bhavan , centro nato per la riscoperta delle radici della cultura indù, ma anche con movimenti indù popolari come la Swadhayaya Family , con otto milioni di aderenti, o istituzioni gandhiane come lo Shanti Ashram e il Sarvodaya Movement . Così anche con rappresentanti qualificati dell'induismo legati ai Focolari per un saldo rapporto di amicizia, come si è fatto con quelli dell'Islam, dell'Ebraismo e del Buddismo distintamente in altri momenti negli ultimi due anni, si sono tenuti nel 2002 e nel 2004 due simposi indù-cristiani nel Centro Mariapoli di Castelgandolfo, aventi come temi rispettivamente: “Il Bhakti e l'Agape, via d'amore verso Dio” e “Cammini spirituali nell'induismo e nel cristianesimo”. La professoressa Kala Acharya, direttrice dell'Istituto Sanskriti Peetham dell'università Somaiya di Mumbai, ha dichiarato alla Radio Vaticana su questi simposi: «È stata un'esperienza spirituale, non solo un esercizio accademico. Abbiamo tutti sperimentato la vicinanza di Dio. Siamo stati introdotti alla tradizione cristiana che un po' già conoscevamo, ma in modo speciale l'esperienza personale e spirituale di Chiara, la sua esperienza di Dio, ci ha arricchiti, perché è molto simile a quello che hanno sperimentato i nostri santi». “FARCI UNO”Il metodo del dialogo attuato dai Focolari può essere riassunto, parafrasando San Paolo, nel motto “farsi uno”. Incontrare l'altro senza pregiudizi e cercando di « entrare nella pelle dell'altro, vedere il mondo come l'altro lo vede, porsi le domande dell'altro, penetrare nel senso che ha per l'altro essere indù, musulmano, ebreo, buddista », come scrive Whaling. Dopo il suo primo viaggio in Giappone, Chiara annotava nel suo diario: «Mi è sembrato di capire quale possa essere la via per portare Cristo ai buddisti: amare Gesù Crocefisso e abbandonato e svelare a loro qualcosa del suo mistero. È con l'amore per lui che, come per un'alchimia divina, il dolore si tramuta in gioia. E loro hanno appunto le quattro nobili verità per estinguere il dolore. Noi dobbiamo “farci uno” con loro, annientarci, cosicché possano scoprire Dio in noi, ma anche parlare, perché fides ex auditu . Del resto, non c'è dialogo senza la parola». Dialogo che diventa dunque anche evangelizzazione, ma sempre dopo essersi sforzati nella stima e nel rispetto reciproci per accogliere e comprendere l'altro nella sua diversità. Ma in che misura è possibile entrare nell'esperienza dell'altro e condividere una fede diversa dalla propria? «Il dialogo - spiega Enzo Fondi, già corresponsabile del dialogo interreligioso dei Focolari per lunghi anni - può arricchire e approfondire la nostra fede, ma può anche metterla a rischio. La “misura” del dialogo è quella dell'amore evangelico che lo anima; la sua forza e la garanzia della sua fecondità sta nella comunione ecclesiale che esso esprime e promuove. Esso dilata gli spazi della carità e della verità se il suo vero protagonista è lo Spirito Santo, il Dio dell'incontro e della mediazione, il Dio che “cammina” fra il buddista e il cristiano, fra l'ebreo e il musulmano, aiutandoli a percorrere strade che tendono sempre più a convergere, a intersecarsi, a influenzarsi. La spiritualità dell'unità fa confidare soprattutto in questo “Dio sconosciuto”, come lo chiama von Balthasar, che accompagna i seguaci di varie tradizioni religiose nel “camminare insieme verso la verità”». Perché, come disse Giovanni Paolo II a Madras nel 1986, «attraverso il dialogo facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi, perché mentre ci apriamo l'un l'altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio». CINTO BUSQUET
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