mensile dei missionari saveriani


 

LETTERE

Pubblichiamo una lettera di una missionaria che tiene a cuore il bene vero e duraturo della gente locale. Da Cenate Sopra (Bergamo) un richiamo a una visione positiva sugli immigrati.

GLI AIUTI INTERNAZIONALI VISTI DA CHI VIVE SUL POSTO

Da più di vent'anni vivo nel sud del Ciad. Sono impegnata nell'attività sanitaria ed è grande il mio desiderio di vedere qualche miglioramento nella qualità della vita della popolazione locali. Gli aiuti internazionali sono una bella cosa; guai se non ci fossero. Ma a volte i risultati sono scarsi perché il modo di utilizzarli non è attento alla realtà.

Un esempio è la vaccinazione di massa. In tutti i nostri dispensari diocesani si fa quella ordinaria contro le malattie epidemiche. Ogni settimana si organizzano una o due sedute, riuscendo ad arrivare anche nei villaggi più lontani. Eppure, in dieci anni, la copertura vaccinale invece di aumentare è fortemente diminuita : dal 60% nel 1991 siamo arrivati al 15% nel 2004.

Gli aiuti internazionali spesso arrivano all'improvviso; questo perché in qualche parte del mondo si è deciso di fare la vaccinazione in un determinato Paese. Allora si parte in quarta. Di per sé è una bella cosa, ma gli inviati degli organismi internazionali arrivano sul posto alla maniera occidentale, con l'obiettivo di vaccinare il maggior numero di bambini nel più breve tempo possibile. Con la potenza dei soldi credono di poter far marciare le cose secondo i propri ritmi.

VOLONTARI E STIPENDIATI

L'Organizzazione mondiale della sanità paga chi vaccina, mentre noi chiediamo volontari. Per la campagna di vaccinazione, tutto il personale infermieristico viene coinvolto per due o tre giorni in corsi di formazione retribuiti. Sono molti quelli che vi partecipano (siano essi ingaggiati dall'organizzazione Medici senza frontiere o dall'Unicef), abbandonando però i malati nei dispensari.

La popolazione viene sensibilizzata attraverso le radio locali (quando ci sono), nelle chiese cattoliche e protestanti, nelle scuole, nei mercati. Prima non ci veniva chiesto nulla in cambio: era un servizio dato alla collettività. Adesso anche a noi chiedono soldi.

Dato che i vaccinatori ingaggiati dagli organismi sono numerosi, le borse del ghiaccio da essi fornite per la conservazione dei vaccini non sono sufficienti, per non parlare dei frigoriferi. Quando poi qualche vaccinatore chiede ragione di questo, spesso i responsabili rispondono semplicemente: “Bisogna fare”. E così la vaccinazione viene sì fatta, ma male: infatti, a causa del caldo (si può arrivare anche a 40-45 gradi,) i vaccini si deteriorano e sono quindi inefficaci . Inoltre, dato che non tutti si presentano per la vaccinazione, da qualche anno si è inventata quella “porta a porta”, che ha permesso di aumentare il numero dei vaccinatori: da tre o quattro équipe iniziali si è passati così a dodici-quindici.

Ma c'è un fatto: quelli che hanno condotto le vaccinazioni, dopo cinque anni, vedendo che la polio colpiva ancora, hanno pensato di non vaccinare più i bambini perché per loro “prendono le malattie che gli stranieri portano in Africa”. Così questa perdita di fiducia nella vaccinazione, si ripercuote negativamente anche su quella ordinaria quando invece sarebbe fondamentale sostenerla. Noi che viviamo sul posto, sappiamo quanta fatica occorre per avere i vaccini e il materiale adeguato per la loro conservazione. Per il buon esito della vaccinazione, sarebbe necessario che questa fosse regolare. Penso che si potrebbe arrivare più lontano con quella ordinaria, sostenendola anche con degli aiuti, perfezionando il sistema di conservazione dei vaccini, provvedendo all'acquisto di mezzi di trasporto e di materiale, e formando sempre di più le persone disponibili al volontariato.

C'è da chiedersi se chi organizza questi programmi non si accorga dello scombussolamento generato da un certo modo di intervenire e del risvolto negativo che esso produce.

LINA CALIARI
Missionaria a Pala (Ciad)

UNA VISIONE POSITIVA

Bisogna avere una visione positiva sugli immigrati.

Quelli che ci governano dovrebbero emanare leggi aperte ai cittadini del mondo, accoglienti, meno restrittive e più rispettose della dignità della persona. C'è grande bisogno di loro nel Paese, nelle nostre aziende, nei servizi, sicuramente dentro un progetto di legalità, ma anche di dialogo e di solidarietà. I governi dei Paesi cosiddetti “ricchi e sviluppati” dovrebbero pensare meno al potere e ai soldi e mettere al centro delle loro scelte l'uomo, la dignità della persona, il cittadino del mondo con i suoi bisogni psicofisici e i suoi diritti. Per aiutarli veramente anche nei loro Paesi di origine, l'occidente deve azzerare il debito. Poi bisogna favorire la diffusione di una cultura di pace, in tutte le parti del mondo, sostenere le adozioni a distanza con campagne di sensibilizzazione, aiutarli a investire le loro risorse in attrezzature che favoriscano lo sviluppo della loro economia, mentre i Paesi sviluppati dovrebbero smettere di vendere loro armi che servono solo per uccidere uomini, donne e bambini.

LENA FRANCESCO
Cenate Sopra (Bergamo)



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