MissioneOggi
mensile dei missionari saveriani
Campagna Banche armate
Campagna Banche armate
Maggio 2007
Maggio 2007
EXPORT ARMI 2006
RECORD D’AFFARI IN VENT’ANNI
GIORGIO BERETTA
Mai cosi alte. Sfiorano infatti i 2,2 miliardi di euro le
autorizzazioni all’esportazioni di armamenti nel 2006 e, con un’impennata del
61% rispetto all’anno precedente, rappresentano la cifra record dell’ultimo
ventennio. Si avvicinano al miliardo di euro anche le consegne: 970,4 milioni.
Una festa per l’industria armiera nazionale trainata da Finmeccanica e non pochi
grattacapi per il Governo Prodi che nel suo programma si era impegnato ad un
controllo più stringente sull’esportazione di armi. Ma brindano anche le banche
che, sempre nel 2006, si sono viste autorizzate operazioni di incassi relativi
al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro - altra cifra record
dell’ultimo ventennio - con relativi "compensi di intermediazione" per oltre
32,6 milioni di euro.
Sono i dati salienti della Relazione 2007 sulle operazioni
autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione di materiali di
armamento relative all’anno 2006. In risposta alle richieste di trasparenza
provenienti dalle associazioni della società civile e specialmente dalla
Campagna di pressione alle "banche armate" (promossa da Missione Oggi,
Mosaico di Pace e Nigrizia) quest’anno la Presidenza del Consiglio ha
consegnato al Parlamento due corposi volumi: il primo un "Rapporto" (già
consultabile online) e il secondo la "Relazione": in tutto 953 pagine –
anche questo un record – che dopo aver richiamato il quadro normativo per i
controlli all’esportazione di armi esplicitano le attività del settore e
presentano le linee programmatiche del Governo per l’anno in corso.
LE ASSOCIAZIONI E IL GOVERNO
Importanti novità, dunque, che segnano l’inizio di un
confronto con le associazioni della società civile: dopo gli anni del governo
Berlusconi, l’attuale Presidenza del Consiglio si impegna ora promuovere
"incontri periodici" con "i rappresentanti delle organizzazioni non governative
interessate al controllo dei trasferimenti dei materiali d’armamento" per
favorire una "più puntuale e trasparente informazione" . E, almeno su questo
punto, va dato atto al governo Prodi di aver già cominciato a mantenere la
parola: in seguito al convegno "Dalle ‘banche armate’ alle tesorerie etiche"
(Roma 3 febbraio – vedi M.O. febbraio 2007) è cominciata infatti un’intensa – e
crediamo positiva – attività di confronto tra la Presidenza del Consiglio e le
associazioni della Rete Disarmo, proprio sui temi della trasparenza e del
controllo del commercio italiano di armamenti. Un confronto che – come detto –
ha già segnato importanti risultati in merito all’informazione e che siamo
sicuri entrambe le parti intendono proseguire.
LE ESPORTAZIONI DEL 2006
Il settore dell’export di armi presenta oggi un dinamismo non
del tutto inaspettato. Il governo precedente per bocca del suo più alto
rappresentante si era fatto attivo promotore del made in Italy armiero: in più
occasioni lo stesso Berlusconi aveva anche manifestato la sua disponibilità ad
essere "il commesso viaggiatore" dell’industria militare italiana. Non stupisce
perciò trovare quest’anno al primo posto delle autorizzazioni all’esportazione
di armi gli Stati Uniti che oltre alla flotta di elicotteri presidenziali
dell’Agusta (un "accordo, sottolinea la Relazione, concluso nel 2005 ma che ha
iniziato la sua fase operativa nel 2006") acquistano dall’Italia anche "bombe,
siluri, razzi, missili ed accessori", "navi da guerra", "esplosivi militari",
fino ad "armi automatiche" di tutti i calibri per un totale di oltre 349,6
milioni di euro.
Seguiti a ruota un Paese che nei rapporti di Human Rights
Watch si distingue per "vessazioni nei confronti delle organizzazioni per la
tutela dei diritti umani": gli Emirati Arabi Uniti ai quali il Governo ha
autorizzato la vendita di "bombe, siluri, razzi, missili ed accessori" oltre che
di "navi da guerra", "apparecchiature per la direzione del tiro", "armi e
sistemi d’arma e munizioni" e "aeromobili" per oltre 338,2 milioni di euro.
Insomma, ai primi due posti delle nuove commesse di armi
troviamo due Paesi che – seppur considerati "partner strategici" italiani –
sollevano più di qualche domanda sia per quanto riguarda la non-belligeranza (si
pensi all’intervento Usa in Iraq) sia il rispetto delle convenzioni
internazionali in materia di diritti umani (i casi di Abu Ghraib e Guantanamo
sono ripetutamente definiti da Amnesty International come "gravi
violazioni" del diritto umanitario)
Potrebbe forse rasserenare il fatto che la destinazione
principale delle autorizzazioni rilasciate concerne i Paesi dell’Ue e della Nato
che insieme ricoprono il 63,7%, ma le esportazioni effettuate (consegne) per
l’area extra Ue-Nato salgono ad oltre il 44,2% e più del 20,2% dei sistemi
d’arma finisce in una delle zone più calde del pianeta, il Medio Oriente e
l’Africa settentrionale al quale sono destinate armi per un valore complessivo
di 442,8 milioni di euro.
Se passiamo ai singoli casi spicca la Nigeria che
riceve armi per 74,4 milioni di euro, ma anche il microscopico Oman che
si vede autorizzate importazioni di armi dall’Italia per oltre 78,6 milioni di
euro. "Forte rallentamento" - dice il Rapporto governativo – della domanda dai
Paesi Asiatici (Estremo Oriente), che però ricevono consegne ingenti: l’India
per 66,3 milioni di euro, la Malesia 51,4 milioni, il Pakistan
39,7 milioni, Singapore 29,1 milioni di euro. Insomma anche quest’anno di
armi ce n’è per tutti: dal Perù (26,8 milioni di nuove autorizzazioni) al
Venezuela (16,1 milioni), dalla Libia (14,9 milioni) al Sudafrica (13 milioni),
dall’India (27 milioni) al Pakistan (22,8 milioni) a Singapore (14,1 milioni).
LE "BANCHE ARMATE" DEL 2006

Il
gruppo San Paolo-Imi si conferma per il secondo
anno consecutivo la "reginetta" delle "banche armate" tanto che nell’ultimo anno
quasi triplica il volume d’affari nel settore passando dai 164 milioni del 2005
agli oltre 446 milioni di euro del 2006. Nonostante la policy della banca
vieterebbe l’appoggio a transazioni verso Paesi extra Ue-Nato, l’istituto di
credito torinese convoglia a sé quasi il 30% (29,9%) di tutte le operazioni di
incassi e pagamenti relative all’export di armi. Preoccupante anche la ripresa
delle operazioni di
Banca Intesa che con i 163mila euro del 2005 sembrava
onorare la decisione di "non partecipazione" al settore: nel 2006 realizza
invece operazioni per 46,9 milioni di euro, tra cui spicca un’autorizzazione di
41 milioni dell’Agusta agli
Emirati Arabi Uniti per una "prima fornitura"
di elicotteri CH-47C ammodernati e altri equipaggiamenti per un valore
complessivo di 58,9 milioni di euro. C’è da sperare che la recente fusione dei
due Istituti porti ad adottare linee di condotta più rigorose e coerenti in
merito a queste operazioni.
Al secondo posto troviamo BNP-Paribas che con 290,5
milioni di euro è la prima banca estera operante in Italia attiva nel settore e
in un solo anno sestuplica il volume delle proprie operazioni (erano 44,8
milioni di eruo nel 2005) per uno share che ormai sfiora il 20% del totale. Le
maggiori autorizzazioni riguardano la Polonia (oltre 210 milioni), ma numerose e
consistenti sono quelle verso l’area mediorientale ed asiatica (Emirati Arabi
Uniti, India, Cina). L’istituto francese ha acquisito lo scorso anno il
controllo della Banca Nazionale del Lavoro e questo deve aver influito
anche sull’incremento dell’attività della banca italiana nell’appoggio al
commercio di armi visto che BNL nel 2006 accresce del 33% il proprio volume
d’affari nel settore portandolo a oltre 80,3 milioni di euro con operazioni
riguardanti principalmente paesi dell’area Nato e Ue.
Segue Unicredit, che dopo aver dichiarato nel 2001 di
"voler cessare" questo tipo di operazioni da due anni ricompare con quote
rilevanti nella lista: erano 101 milioni di euro nel 2005 e sono 86,7 milioni di
euro nel 2006 tra cui spiccano i 11,5 milioni di euro dal Sudafrica per
l’allestimento di scafi da parte della C.A.B.I. Cattaneo spa.
In diminuzione le operazioni della Deutsche Bank (78,3
milioni di euro), mentre ritorna alla grande una vecchia conoscenza delle
"banche armate": il Banco di Brescia che riceve incassi per oltre 70
milioni di euro dai più svariati paesi tra cui Emirati Arabi, Messico e
Lettonia. In crescita anche Commerz Bank (74,3 milioni di euro) che va
acquistando quote sempre più rilevanti in questo settore.

La
Banca Popolare Italiana passa da 14 a 60 milioni e
guida il gruppo di tutte le banche al di sotto dei 60 milioni di euro. Da
segnalare anche la presenza di
Banca popolare di Milano (17,7 milioni di
euro, poco più della metà rispetto allo scorso anno), al centro di una grossa
discussione con Banca Etica di cui è socia fondatrice e per la quale opera anche
all’interno di Etica Sgr e della gestione fondi. In una lettera al presidente di
Banca Etica, il presidente della BPM, Roberto Mazzotta comunicava "l’intenzione
di proseguire nell’uscita delle attività riguardanti l’appoggio alle aziende
interessate al settore degli armamenti": non resta, dunque, che stare a vedere i
prossimi anni.
Nel complesso le banche si aggiudicano nel 2006
autorizzazioni per operazioni di incassi relativi al solo export di armi per
quasi 1,5 miliardi di euro: un record nell’ultimo ventennio che – seppur in
flessione – con 921,7 milioni di euro vede saldo anche il primato delle
banche italiane le quali, nonostante le diverse politiche più o meno
restrittive, mantengono il 61,8% di tutte le transazioni.
Infine, una nota positiva: la drastica discesa da 133 a 36
milioni di euro delle autorizzazioni assunte da Banca di Roma per
operazioni che riguardano esclusivamente Paesi dell’Unione Europea e della Nato:
un segno - vogliamo augurarcelo - che il confronto intrapreso al convegno dello
scorso anno promosso dalla Campagna ‘banche armate’ ha avuto effetti positivi
sui vertici della banca.